Nuovo passo nell’inchiesta sul tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, figlio di Domenico Lo Russo, esponente della storica famiglia di camorra dei cosiddetti “Capitoni” di Miano. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha chiesto il giudizio immediato nei confronti dei tre uomini ritenuti i presunti esecutori materiali dell’agguato avvenuto il 17 aprile scorso.
I pubblici ministeri Enrica Parascandolo e Maria Sepe, al termine delle indagini, hanno chiesto che vengano processati Gaetano Caso, Emmanuel Di Marzo e Luigi Russo, accusati, a vario titolo, di concorso nel tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e dei reati legati alla detenzione e al porto illegale dell’arma utilizzata nell’agguato.
Nei prossimi giorni, come anticipa Il Roma in edicola, la richiesta sarà valutata dal giudice competente, mentre i difensori degli indagati definiranno la strategia processuale.
Le indagini lampo dei carabinieri
L’inchiesta, coordinata dalla Dda e condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Vomero, ha impresso una rapida accelerazione alle indagini.
Determinanti, secondo gli investigatori, sono state le immagini registrate da una telecamera investigativa installata nel rione Siberia, a Marianella, e un’intercettazione ambientale effettuata in carcere.
Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito gli spostamenti dei presunti responsabili attraverso le immagini di videosorveglianza, rilevando che avrebbero agito a volto scoperto e con gli stessi indumenti indossati già il giorno precedente, elemento che avrebbe favorito la loro identificazione.
Il 28 aprile furono eseguiti i fermi di Luigi Russo ed Emmanuel Di Marzo, mentre Gaetano Caso, inizialmente irreperibile, venne rintracciato e arrestato alla fine del mese di maggio.
La ricostruzione dell’agguato
Secondo la ricostruzione investigativa, Vincenzo Lo Russo sarebbe stato avvicinato da Gaetano Caso nei pressi della propria abitazione. Dopo un apparente gesto di cordialità, sarebbe stato improvvisamente aggredito con il calcio di una pistola e con un casco, per poi essere colpito con schiaffi e calci.
L’aggressione sarebbe culminata con l’esplosione di cinque colpi d’arma da fuoco: due lo avrebbero raggiunto all’addome e tre agli arti inferiori.
Nonostante le gravissime ferite riportate, il giovane riuscì a sopravvivere grazie a due delicati interventi chirurgici.
Il possibile movente
Nel corso delle indagini è emerso anche un dialogo avvenuto durante un colloquio in carcere tra Vincenzo Lo Russo e il padre Domenico, detenuto. Alla domanda su chi fosse l’autore dell’agguato, il giovane avrebbe indicato “il figlio di quello che gli regalò la Vespa”, riferimento che gli investigatori attribuiscono a Luigi Russo, figlio di Giuseppe Russo, detto “Peppenella”, ucciso in un agguato di camorra nel giugno del 2000.
Per gli investigatori il tentato omicidio non sarebbe riconducibile a una guerra tra clan, bensì a un contrasto personale maturato durante un periodo di comune detenzione tra Vincenzo Lo Russo e Luigi Russo.
L’episodio, tuttavia, si inserisce in un contesto particolarmente delicato per il quartiere di Miano, dove il ritorno in libertà, tra il 2023 e il 2024, di alcuni esponenti della vecchia guardia del clan Lo Russo avrebbe contribuito a riaccendere tensioni e nuovi equilibri criminali.
Contesto del tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo
Il tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo si inserisce in un quadro complesso di rivalità e tensioni nel quartiere di Miano, a Napoli.
- Famiglia Lo Russo: La famiglia Lo Russo è una delle storiche famiglie di camorra di Napoli, con una lunga storia di conflitti e alleanze nel panorama criminale.
- Rivalità tra clan: Sebbene il tentato omicidio non sembri derivare da una guerra tra clan, il contesto attuale è caratterizzato da tensioni tra diverse fazioni.
- Ruolo delle indagini: Le indagini rapide e dettagliate hanno messo in luce l'importanza della tecnologia, come le telecamere di sorveglianza, per l'identificazione dei sospetti.
- Movente personale: Il movente del tentato omicidio sembra essere legato a un contrasto personale, piuttosto che a rivalità tra gruppi criminali.
- Ritorno di esponenti storici: Il ritorno in libertà di alcuni esponenti della vecchia guardia del clan Lo Russo ha riacceso tensioni nel quartiere, influenzando gli equilibri criminali.






Mi pare una vicendacomplessa con troppi dettagli non chiariti e parechji puchi dubbi. Le immaginI registrate sembrano decisive ma non basta: il giudice dovran valutare e i difensoriscriveranno le strategie, molte persone si chiederà se il movente sia davvero personale o c’è qualcosa di più.