sarno – Una svolta decisiva potrebbe essere vicina per l’inchiesta sul devastante rogo che, nella notte tra il 20 e il 21 giugno, ha ridotto in cenere lo stabilimento Termoplast di Sarno. Gli agenti della Polizia di Stato hanno infatti individuato e sequestrato un furgone in un parcheggio nella frazione di Lavorate: secondo l’ipotesi investigativa, si tratterebbe proprio del mezzo utilizzato dagli attentatori per raggiungere l’azienda e poi fuggire.
Sul veicolo sono già scattati gli accertamenti mirati della Polizia Scientifica. L’obiettivo è isolare impronte digitali o tracce di DNA utili a dare un nome e un volto ai componenti del commando. Il coordinamento delle indagini è affidato alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, sotto la guida del procuratore capo Luigi Cannavale.
L’inferno di fiamme era divampato nel cuore della notte all’interno del sito industriale, specializzato nella lavorazione e nello stoccaggio di materiali plastici. La rapidità con cui il fuoco ha avvolto la struttura ha sollevato una gigantesca colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, gettando nel panico l’intera comunità locale. Per domare l’incendio e mettere in sicurezza l’area è stato necessario un intervento massiccio dei Vigili del Fuoco, rimasti al lavoro per ore in condizioni particolarmente complesse.
Sul posto, oltre ai poliziotti del Commissariato locale, sono intervenuti i tecnici dell’Arpac per avviare il monitoraggio della qualità dell’aria e valutare l’impatto ambientale della nube tossica. Il bilancio, fortunatamente, non registra feriti, ma i danni strutturali ed economici per l’azienda sono ingentissimi. Sebbene la pista dolosa fosse già l’ipotesi principale fin dai primi rilievi, il ritrovamento del furgone a Lavorate impresso una netta accelerazione al lavoro degli inquirenti, pronti a fare piena luce sul movente e sui mandanti del raid.





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