Il colpo di scena

Camorra, Il viceré degli scissionisti torna libero: cancellato l’ergastolo per il genero del boss Amato

Accusato di essere il mandante del delitto Feldi nel 2011 per il controllo della droga a San Pietro a Patierno, Raffaele Teatro lascia il regime di massima sicurezza a Milano-Opera nonostante le ultime rivelazioni del neo-pentito De Cicco
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Napoli –  L’ordine di scarcerazione è arrivato nel primo pomeriggio, dritto al penitenziario di massima sicurezza di Milano-Opera. Raffaele Teatro, uno dei nomi di prima grandezza nel firmamento criminale della Secondigliano degli “Scissionisti”, non è più un detenuto sottoposto al regime del 41bis.

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La terza sezione penale della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha ribaltato i due precedenti gradi di giudizio, assolvendolo dall’accusa più grave: essere il mandante dello spietato omicidio di Francesco Feldi, consumato il 19 febbraio 2011 nel cuore del rione Berlingieri. Una sentenza che cancella l’ergastolo e che rappresenta un terremoto giudiziario per le procure antimafia, riaprendo i giochi investigativi sul controllo delle piazze di spaccio nell’area nord.

L’agguato del Rione Berlingieri e la guerra per la droga

Per capire il peso di questa assoluzione bisogna fare un salto all’indietro di quindici anni, quando i Maranesi e gli Scissionisti ridisegnavano con il sangue la mappa del narcotraffico. Francesco Feldi non era un bersaglio qualunque: ex fedelissimo del potente clan Licciardi della Masseria Cardone, era poi transitato nelle file dei Sacco-Bocchetti. Un cambio di casacca pesante, finalizzato a blindare il monopolio del mercato della droga a San Pietro a Patierno.

Quel 19 febbraio del 2011, il commando entrò in azione senza lasciare scampo. Secondo le ricostruzioni dei magistrati, a premere il grilletto furono i killer Giovanni Illiano e Mirko Romano. Un delitto perfetto, o quasi, pianificato – secondo l’iniziale impianto accusatorio – proprio dai vertici degli Amato-Pagano per stroncare sul nascere ogni tentativo di autonomia commerciale di Feldi.

Dal “Melito Group” ai vertici del clan: chi è Raffaele Teatro

Ma chi è davvero l’uomo che oggi ha scardinato le porte del carcere duro? Raffaele Teatro non è un affiliato qualunque, è nobiltà di camorra per diritto di matrimonio. Sposando la figlia di Raffaele Amato, il mitologico “Spagnuolo” che nel 2004 guidò la secessione dai Di Lauro scatenando la prima, devastante faida di Scampia, Teatro è entrato di fatto nella cupola direttiva della cosca.

Partito come elemento di spicco del cosiddetto “Melito Group”, nel corso degli anni Teatro ha scalato le gerarchie grazie a una spiccata capacità organizzativa nel settore dei grossi carichi di cocaina e alla gestione militare del territorio.

Quando i capi storici finirono dietro le sbarre, toccò a lui e a pochi altri fidatissimi reggenti mantenere salde le redini di un impero finanziario che legava l’hinterland napoletano alla Spagna. Una scalata criminale che gli era valsa una condanna all’ergastolo nei primi due gradi di giudizio, blindata da un impianto accusatorio che appariva insormontabile.

I verbali dei pentiti e la mossa della Procura

A incastrare Teatro erano state le pesantissime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In prima fila proprio Giovanni Illiano, l’esecutore materiale del delitto Feldi, che aveva descritto nei dettagli le fasi decisionali dell’omicidio, supportato dalle confessioni dei tre armieri del clan: Michele Caiazza e i fratelli Annunziata.

Il percorso processuale sembrava segnato, finché il 18 dicembre 2025 la Corte di Cassazione non ha sparigliato le carte, accogliendo il ricorso del pool difensivo – composto dagli avvocati Luigi Senese, Saverio Senese, Emilia Granata e Andrea Di Lorenzo – e annullando la condanna con rinvio. In questo nuovo appello, la Procura Generale ha tentato la mossa d’anticipo, calando l’asso dell’ultimo minuto: i verbali inediti di Alessandro De Cicco, neo-pentito d’eccellenza, le cui dichiarazioni avrebbero dovuto blindare una volta per tutte la colpevolezza del genero del boss.

Il verdetto che scardina l’accusa

La richiesta della pubblica accusa al termine della requisitoria era stata perentoria: conferma del fine pena mai. E invece, i giudici di secondo grado hanno accolto le tesi della difesa, ritenendo evidentemente non sufficientemente riscontrate o contraddittorie le tesi dei collaboratori di giustizia in merito al ruolo di Teatro come mandante apicale di quel delitto.

L’assoluzione odierna non mette la parola fine alla vicenda – la Procura Generale ha già sul tavolo la facoltà di ricorrere nuovamente in Cassazione – ma intanto sposta gli equilibri della cronaca. Raffaele Teatro lascia l’Opera di Milano e torna a Napoli. Libero, per ora, dall’accusa più infamante.

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