Crollo Vela Celeste, 9 anni d’inerzia e 3 morti: il pm chiede il processo per sei funzionari
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Omicidio Plurimo e Disastro le accuse mosse ai dipendenti comunali. L'ordine di sgombero del 2015 "rimase lettera morta". I parenti delle vittime e gli 11 feriti parte civile.
Napoli – Una richiesta che squarcia il velo sulle responsabilità istituzionali e riapre la ferita di una tragedia che, per la Procura partenopea, sarebbe stata interamente evitabile. La Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per sei funzionari del Comune di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul crollo della Vela Celeste di Scampia, avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2024.
Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omessa manutenzione. Nel mirino della giustizia sono finiti i dipendenti comunali coinvolti nella gestione dell’edilizia pubblica, chiamati a rispondere del disastro che ha portato alla morte di tre persone e al ferimento di undici, tra cui sette minori.
Le vittime di quella fatale notte sono Roberto Abbruzzo, sua madre Patrizia Della Ragione, e la zia di quest’ultima, Margherita Della Ragione. I loro familiari si sono costituiti parte civile, affiancati dagli undici feriti, pronti a chiedere giustizia per un dramma maturato nel degrado e nell’incuria.
L’ombra dello sgombero mai eseguito
L’elemento centrale, e più drammatico, dell’impianto accusatorio è l’inerzia istituzionale durata quasi un decennio. La Vela Celeste, infatti, avrebbe dovuto essere evacuata e sgomberata già nel 2015. Un ordine di evacuazione datato 12 ottobre era stato emesso proprio per prevenire i rischi derivanti dalle condizioni strutturali del complesso.
Tuttavia, quel provvedimento, pensato per tutelare la vita degli abitanti, rimase “lettera morta”, incartato nei cassetti degli uffici tecnici di Palazzo San Giacomo. Un fallimento burocratico che, secondo l’accusa, ha creato il contesto di abbandono che ha poi portato al tragico cedimento di tre ballatoi.
Le carte dell’inchiesta parlano chiaro: già nove anni prima del disastro, la Vela presentava un quadro di degrado urbano e istituzionale che imponeva interventi urgenti, mai realizzati.
La tragedia ha innescato una crisi sociale immediata: circa trecento sfollati si ritrovarono senza casa. Per tre settimane, in un atto di protesta e necessità, occuparono l’edificio dell’Università Federico II di Scampia, ponendo l’attenzione nazionale sulla condizione abitativa post-crollo. Solo dopo un lungo e complesso processo è stato possibile procedere con lo sgombero definitivo e l’inizio delle necessarie demolizioni.
Nonostante il provvedimento della Procura fosse nell’aria, la formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio ha colto di sorpresa gli indagati. Le sei persone coinvolte, infatti, si dichiarano estranee ai fatti e sono pronte a difendersi, sostenendo di poter dimostrare la propria innocenza nel corso dell’udienza preliminare, che stabilirà se dovranno o meno affrontare il processo.
La parola passa ora al G.I.P., che dovrà fissare la data dell’udienza preliminare, dando il via al percorso giudiziario per accertare le responsabilità dietro il crollo che ha segnato un’altra, dolorosa pagina nella storia di Scampia.
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