Nella foto una immagine felice della coppia Lucia Salemme e Ciro Rapuano
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Napoli – Un dubbio che diventa insinuazione, una voce che rompe il silenzio. Nelle indagini sull’omicidio di Ciro Rapuano, il 59enne di Forcella ucciso due notti fa con decine di coltellate, irrompe la dichiarazione pubblica della sorella della vittima.
Rosaria Rapuano, attraverso un post sui social diffuso ieri, ha espresso apertamente di non credere alla versione secondo la quale sarebbe stata la moglie, Lucia Salemme, ad assassinare il fratello.
“Bisogna guardare all’interno della famiglia”, ha scritto, alimentando così un’ombra che rischia di complicare ulteriormente un’inchiesta già segnata da elementi drammatici e contraddittori.
Intanto questa mattina, nel carcere di Secondigliano, Lucia Salemme – 58 anni, in cella con l’accusa di omicidio volontario – verrà ascoltata dal gip nell’interrogatorio di garanzia. Difesa dall’avvocato Riccardo Pinto, dovrà chiarire la propria versione di quanto accaduto in quell’appartamento di via Sant’Arcangelo a Baiano, nel cuore del quartiere Forcella, quando la lite domestica è degenerata in una furia omicida.
La furia cieca delle coltellate
Gli accertamenti medico-legali hanno già restituito un quadro impressionante: non poche coltellate, ma tra cinquanta e sessanta fendenti. Colpi inferti anche alla testa e alla schiena, quando ormai l’uomo era nel letto, riverso su se stesso, impossibilitato a reagire. Un’esecuzione feroce che va ben oltre un raptus improvviso o una difesa disperata.
L’inchiesta, condotta dal pm Giuliana Giuliano e coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, parte da questo dato inequivocabile. Restano però molti interrogativi: la donna agì per difendersi da un’aggressione del marito, come avrebbe accennato agli investigatori? Oppure la lite si trasformò in un massacro inarrestabile?
Salemme, subito dopo il fermo, è stata medicata per una ferita da arma da taglio sul corpo: segno di una colluttazione o tentativo di inscenare un’aggressione subita? Anche questo dettaglio sarà al vaglio degli inquirenti, insieme all’autopsia che potrà chiarire le condizioni psicofisiche di Rapuano al momento della morte, verificando l’eventuale consumo di alcol o stupefacenti.
Una scena raccapricciante si è presentata davanti agli occhi dei poliziotti della Squadra Mobile: l’uomo riverso sul letto, il corpo martoriato dai fendenti, la moglie con le mani ancora insanguinate. Una furia che, secondo i primi riscontri, sarebbe durata diversi minuti.
La figlia testimone
Determinante, per gli inquirenti, sarà la testimonianza della figlia della coppia, 28 anni, che quella notte era in casa con la sua bambina di sette. È stata svegliata dalle urla della madre e ha assistito agli ultimi istanti della tragedia. La piccola, per fortuna, è rimasta nel suo lettino a dormire, ignara di quanto stesse accadendo.
La giovane ha raccontato agli investigatori di aver visto la madre, ferita ma lucida, colpire il padre. Dichiarazioni pesanti, che tuttavia dovranno essere riscontrate e messe a confronto con quanto emergerà dagli esami tecnici e dall’interrogatorio della donna.
La versione della donna
Dopo l’arresto, Lucia Salemme ha confidato agli investigatori una frase che pesa come un macigno: “Finalmente libera”. Avrebbe accennato a una lunga storia di violenze subite tra le mura domestiche, un racconto che tuttavia non trova al momento riscontri ufficiali. Qualche ora dopo, però, la donna è caduta in uno stato di profondo sconforto, tanto da spingere la polizia penitenziaria a predisporre un monitoraggio speciale per il rischio di gesti autolesionistici.
L’inchiesta è solo all’inizio. Il gip dovrà decidere sulla convalida dell’arresto e, parallelamente, l’autopsia chiarirà dinamica, modalità e tempi dell’aggressione. Sullo sfondo resta il post della sorella della vittima, Rosaria, che alimenta un sospetto diverso e getta una nuova ombra sul dramma familiare.
Forcella resta con i suoi silenzi, ma anche con le domande irrisolte di una notte di sangue: cos’è davvero accaduto in quell’appartamento? Una lite degenerata in tragedia, un gesto di ribellione dopo anni di presunte violenze o qualcosa di più oscuro, che ancora non è emerso?
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