

La busta con i soldi nel pacco di Natale
Napoli – Un sistema collaudato di tangenti, corruzione e sfruttamento della manodopera che ruotava attorno alle grandi opere strategiche del Paese. È quanto emerge dal blitz eseguito all’alba dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, che ha dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale partenopeo su direzione della Procura della Repubblica.
Il provvedimento colpisce complessivamente 20 persone, gravemente indiziate a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio, oltre al favoreggiamento.
All’esito degli interrogatori preventivi, per 10 indagati sono scattati gli arresti domiciliari, mentre per gli altri sono state disposte misure interdittive, l’obbligo di dimora e la presentazione alla polizia giudiziaria (in tre casi accompagnati da un anno di sospensione dai pubblici servizi, sanzione applicata in via esclusiva ad altri tre soggetti).
Le indagini delle fiamme gialle hanno acceso i fari sulle opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari, concentrandosi in particolare sulle tratte ultimate o in fase di cantiere ubicate nelle province di Napoli, Avellino e Benevento.
Gli investigatori hanno passato al setaccio l’intera filiera delle commesse: dall’affidamento iniziale dei lavori alla loro esecuzione materiale, passando per la contabilizzazione, i controlli tecnici, i pagamenti alle imprese, fino alla gestione dei materiali di scavo, dei rifiuti di cantiere e delle forniture di calcestruzzo.
Secondo l’impianto accusatorio del GIP, all’interno dei cantieri operava un vero e proprio sistema di rapporti corruttivi. Da un lato vi erano gli imprenditori, dall’altro pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio che, abusando delle proprie responsabilità tecniche e amministrative, avrebbero pilotato l’assegnazione delle commesse, agevolato l’esecuzione dei lavori e anestetizzato i controlli.
In cambio dei favori concessi, la presunta rete corruttiva pretendeva compensi di lusso. Oltre alle classiche somme in contanti — spesso abilmente occultate perfino all’interno di confezioni e box natalizi —, gli inquirenti hanno documentato la consegna di orologi di pregio, telefoni cellulari di ultima generazione, soggiorni turistici, vacanze e altre utilità personali. Per alimentare la provvista di denaro contante destinato alle mazzette, sarebbe stato inoltre architettato un reticolo di fatture per operazioni inesistenti.
Accanto al filone della corruzione negli appalti, le indagini hanno aperto uno squarcio agghiacciante sulle condizioni di lavoro nei cantieri. I finanzieri hanno documentato lo sfruttamento sistematico di lavoratori extracomunitari, in particolare di origine egiziana.
Gli operai sarebbero stati costretti a turni massacranti e degradanti fino a 20 ore giornaliere, senza rispettare i periodi di riposo previsti dalla legge. A ciò si aggiungeva la corresponsione di salari nettamente inferiori ai minimi contrattuali, la totale inosservanza delle norme di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, la sorveglianza oppressiva e la sistemazione in alloggi del tutto precari, spesso accompagnata da irregolarità sui permessi di soggiorno e sulla formazione obbligatoria.
Oltre alle misure personali, il GIP ha disposto il sequestro preventivo — finalizzato alla confisca, anche per equivalente — del profitto illecito accumulato attraverso i reati di corruzione contestati.
Trattandosi di un provvedimento eseguito nella fase delle indagini preliminari, la magistratura ricorda che per tutti i destinatari vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, e che gli stessi avranno ora facoltà di ricorrere ai mezzi di impugnazione previsti dalla legge.
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