Eliporto ‘Le Tore’, scatta il sequestro del cantiere: indagati due funzionari del Comune di Sorrento

Sorrento – Blitz nella mattinata di venerdì a Sorrento, in località “Le Tore”, dove la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo dell’intera area e del cantiere del complesso eliportuale.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza violazioni della normativa urbanistica e paesaggistica.

Nel registro degli indagati risultano iscritti un dirigente e un funzionario del Settore Lavori Pubblici del Comune di Sorrento, la cui posizione sarà ora valutata nel prosieguo delle indagini. Come previsto dall’ordinamento, gli indagati sono da ritenersi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Le contestazioni della Procura

L’inchiesta, sviluppata dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e supportata da una consulenza tecnica, avrebbe evidenziato una serie di presunte irregolarità nell’iter autorizzativo e nella realizzazione degli interventi di riqualificazione dell’eliporto.

Secondo gli investigatori, il progetto sarebbe stato realizzato in un contesto territoriale caratterizzato da numerosi vincoli ambientali e paesaggistici, senza il completamento delle procedure previste dalla normativa vigente.

Tra le principali contestazioni figurano la presunta assenza di un valido titolo edilizio, la mancata acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica e l’omessa Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), ritenuta necessaria per la vicinanza dell’area interessata ai siti della Rete Natura 2000.

Un’area sottoposta a molteplici vincoli

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il cantiere ricade in un contesto di particolare pregio naturalistico.

L’area interessata dai lavori si trova infatti in prossimità della Zona Speciale di Conservazione “Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano”, inserita nella rete europea Natura 2000 e gestita dal Parco Regionale dei Monti Lattari.

La zona è inoltre interessata da:

vincolo paesaggistico;
vincolo idrogeologico;
classificazione come area a media pericolosità da frana;
presenza di manufatti abusivi già acquisiti al patrimonio comunale.

Proprio la presenza di tali vincoli avrebbe imposto, secondo la Procura e secondo quanto evidenziato anche dalla Regione Campania e dall’Ente Parco dei Monti Lattari, un iter autorizzativo più articolato rispetto a quello seguito.

Nel mirino anche la Conferenza dei Servizi

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la Conferenza dei Servizi semplificata che aveva espresso il via libera al progetto.

Per la Procura quella procedura sarebbe risultata invalida e illegittima sotto diversi profili.

La consulenza tecnica sostiene infatti che la Conferenza si sarebbe pronunciata su un semplice progetto di fattibilità tecnico-economica e non su un progetto esecutivo, circostanza che ne avrebbe impedito la natura decisoria.

Inoltre, sempre secondo gli investigatori, alla Conferenza non avrebbero preso parte enti ritenuti indispensabili, tra cui l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale e l’Ufficio Condono del Comune di Sorrento, nonostante le competenze direttamente coinvolte.

Dubbi anche sul condono dei manufatti

Gli approfondimenti tecnici avrebbero inoltre riguardato i manufatti presenti nell’area.

Secondo la Procura, il progetto prevedeva la demolizione e la successiva ricostruzione di edifici abusivi ritenuti sanabili attraverso un’interpretazione estensiva delle domande di condono edilizio.

Una ricostruzione che, secondo gli investigatori, si porrebbe in contrasto con la disciplina urbanistica vigente, poiché alcuni immobili non avrebbero posseduto i requisiti necessari per accedere alla sanatoria.

Perché è stato disposto il sequestro

Il Gip ha disposto il sequestro preventivo dell’intero cantiere per impedire, secondo la Procura, la prosecuzione dei lavori e l’eventuale aggravamento delle conseguenze delle presunte violazioni contestate.

Il provvedimento riguarda opere ancora in corso di realizzazione all’interno di un’area sottoposta a tutela paesaggistica e ambientale.

L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Il decreto di sequestro potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame e le responsabilità degli indagati saranno accertate solo all’esito dell’eventuale processo.

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A. Carlino

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