

Il rione Savorito di Castellammare
Oltre 300 alloggi comunali, 54 occupazioni abusive censite, una morosità vicina al 45% e un iter per il ripristino della legalità rimasto incompiuto. Nelle oltre trecento pagine della relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia emerge un capitolo particolarmente significativo: quello dedicato alla gestione del patrimonio abitativo pubblico.
I commissari ricostruiscono ritardi amministrativi, sgomberi eseguiti quasi esclusivamente su impulso della Procura e una dichiarazione del dirigente comunale secondo cui le successive operazioni sarebbero state rallentate da vicende di natura politica.
C’è un capitolo che, più di altri, fotografa il difficile equilibrio tra legalità amministrativa, emergenza abitativa e possibili condizionamenti dell’azione pubblica. È quello dedicato alla gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Castellammare di Stabia, inserito nella relazione della Commissione d’accesso che ha costituito uno degli elementi valutati dal Consiglio dei ministri per decretare lo scioglimento dell’ente ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali.
Il Comune dispone di oltre 300 alloggi di edilizia residenziale pubblica, distribuiti in diversi quartieri cittadini, ai quali si aggiungono altri immobili utilizzati per fronteggiare la storica emergenza abitativa nata dopo il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.
Il cuore del patrimonio è rappresentato dal Quartiere Savorito, costituito da nove edifici e 192 appartamenti, realizzati proprio per dare una risposta alle famiglie rimaste senza casa dopo il sisma. A questi si aggiungono gli immobili di via Brin, Fondo San Catello, Salita San Giacomo, via Marconi, via Ugo Foscolo, Santa Croce, piazza Giovanni XXIII e altre strutture comunali, oltre ai miniappartamenti ricavati nell’ex plesso scolastico “L. Fea” e nell’ex Ospedale Militare di Pozzano.
Secondo quanto ricostruiscono i commissari prefettizi, il Comune aveva formalmente avviato già nel 2018 un articolato percorso destinato a regolarizzare l’intero patrimonio immobiliare.
L’obiettivo era duplice:
censire tutti gli immobili;
eliminare le occupazioni abusive e gli utilizzi privi di titolo;
recuperare i canoni non versati;
ripristinare la piena legalità amministrativa.
Nel corso degli anni sono stati approvati regolamenti, direttive operative, criteri per gli sgomberi e persino misure di sostegno economico per accompagnare le famiglie destinatarie dei provvedimenti.
Sul piano normativo, dunque, il Comune si era dotato di tutti gli strumenti necessari. Secondo la relazione, però, l’iter non è mai arrivato a conclusione.
L’Ufficio Patrimonio riferisce che il censimento degli alloggi sarebbe terminato nel marzo 2022.
Successivamente sarebbero stati organizzati tavoli di coordinamento con Prefettura e forze dell’ordine per programmare gli sgomberi ritenuti prioritari. Ma quando la Commissione d’accesso verifica lo stato concreto delle attività, il quadro cambia radicalmente.
Alla data di febbraio 2026 risultano infatti:
una morosità pari a circa il 45% degli assegnatari;
54 occupazioni abusive conosciute dall’amministrazione.
Nonostante questi dati, l’attività amministrativa si sarebbe sostanzialmente fermata alle diffide inviate in maniera massiva nel 2023.
Nel corso dell’audizione davanti ai commissari, il dirigente competente conferma che non erano state emesse le ordinanze di sgombero, passaggio indispensabile per procedere al recupero degli immobili occupati senza titolo.
Uno degli aspetti più significativi evidenziati nella relazione riguarda proprio gli interventi concretamente eseguiti.
Secondo i commissari, gli sgomberi effettivamente realizzati riguardano:
alcune abitazioni del Quartiere Savorito nel giugno 2024;
quattro nuclei familiari in via Benedetto Brin, definiti “noti alle forze dell’ordine”;
alcuni singoli immobili.
La Commissione sottolinea però un elemento preciso: queste operazioni sarebbero state effettuate sempre su impulso della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, piuttosto che nell’ambito di un’autonoma programmazione amministrativa del Comune.
È un rilievo che assume particolare peso nell’economia della relazione perché descrive un’amministrazione che, pur disponendo degli strumenti normativi, avrebbe agito soltanto in presenza di una spinta proveniente dall’autorità giudiziaria.
Interrogato sulle ragioni della mancata emissione delle ordinanze anche nei confronti degli occupanti abusivi ritenuti maggiormente problematici o gravemente morosi, il dirigente richiama innanzitutto una cronica carenza di personale.
Davanti alla Commissione spiega che il settore disponeva soltanto di due funzionari e che ogni sgombero richiedeva il coinvolgimento di numerosi uffici comunali, rendendo particolarmente complessa la gestione delle procedure.
Una motivazione che, tuttavia, non convince pienamente i commissari, soprattutto considerando la delicatezza della materia e il precedente scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata.
È però nelle dichiarazioni rese durante l’audizione del 20 marzo 2026 che la relazione individua uno dei punti ritenuti più significativi.
Secondo quanto verbalizzato dalla Commissione, il dirigente avrebbe affermato che, dopo i primi sgomberi effettuati al Quartiere Savorito e l’avvio delle procedure su via Brin, le operazioni si sarebbero fermate o fortemente rallentate per ragioni di natura politica.
Nel verbale viene riportato il riferimento alle “note vicende politiche” che avrebbero inciso sull’attività amministrativa e alla circostanza che il sindaco avrebbe “fermato un pochettino la situazione” nel contesto della crisi della maggioranza consiliare.
La Commissione attribuisce particolare rilevanza a questa affermazione perché, secondo la relazione, documenterebbe una possibile interferenza della valutazione politica nell’attivazione di procedimenti amministrativi considerati vincolati, come quelli relativi alle occupazioni abusive.
Nelle conclusioni dedicate a questo capitolo, i commissari evidenziano come la gestione degli immobili ERP rappresentasse uno dei settori nei quali il ripristino della legalità avrebbe dovuto assumere carattere prioritario.
Il riferimento è al precedente scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e alla necessità di evitare che il patrimonio pubblico potesse continuare a essere esposto a dinamiche di occupazione abusiva suscettibili, secondo la Commissione, di inserirsi in contesti di illegalità e di condizionamento criminale.
In questa prospettiva, il mancato completamento del programma di regolarizzazione, la persistente elevata morosità, il numero delle occupazioni abusive e il rallentamento delle procedure di sgombero costituiscono, nella valutazione dei commissari prefettizi, uno degli elementi che concorrono a delineare il quadro complessivo sul quale si fonda la proposta di scioglimento del Consiglio comunale.
Ischia - Una serata di terrore si è trasformata nell'ennesimo capitolo di violenza tra le… Leggi tutto
Agropoli - Ancora sangue nelle campagne della provincia di Salerno. Un uomo di 70 anni… Leggi tutto
Il Comune di Pozzuoli aggiorna sulla situazione dei Campi Flegrei: 125 edifici sgomberati, quasi 2000… Leggi tutto
Un grave incidente tra un camion e cinque automobili ha causato una lunga coda di… Leggi tutto
Dopo i controlli di sicurezza e l’aggiornamento delle licenze, l’ippodromo di Agnano torna operativo con… Leggi tutto
Un giovane motociclista ha perso il controllo della sua moto sulla Via del Mare a… Leggi tutto