

Il gruppo che gestiva la piazza di spaccio del Visionario
Napoli – All’esterno il viavai dei ragazzi con gli zaini in spalla, diretti alle lezioni nei due istituti superiori di Pianura. Pochi metri più in là, protetto da porte blindate e telecamere di sicurezza di ultima generazione, il cuore pulsante del “bunker”: una delle piazze di spaccio più floride della periferia occidentale di Napoli.
Una macchina criminale spietata, capace di arruolare ragazzini minorenni come vedette o corrieri e di difendere il proprio territorio con una violenza ferina, applicando le leggi non scritte della camorra al primo che provava a intralciare gli affari di via Torricelli.
È l’inquietante scenario svelato all’alba di ieri dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Bagnoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
L’inchiesta ha portato a dieci misure cautelari, smantellando la storica piazza di spaccio un tempo co-gestita da Salvatore D’Anna, noto come il “Visionario”, e dal suo omonimo Pasquale D’Anna, detto “oino”classe 1990, il cui destino si è però compiuto anzitempo il 2 marzo 2025, freddato in un agguato di piombo e camorra nel cuore di Fuorigrotta, in piazzale Tecchio.
Per i militari dell’Arma non è stato facile penetrare la fitta rete di comunicazioni del gruppo. Gli indagati, consapevoli di essere sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine, avevano elaborato un vocabolario criptico per sviare i telefoni sotto controllo. Ma le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno finito per tradirli.
Nelle conversazioni registrate dagli inquirenti, la merce non veniva mai chiamata con il proprio nome.
«Senti, per quel cliente serve il crudo», diceva uno dei pusher al telefono, riferendosi alla cocaina purissima ancora da tagliare.
«No, oggi ho solo il cotto, digli di aspettare», rispondeva l’interlocutore per indicare il crack, la micidiale sostanza ottenuta cucinando la polvere bianca con bicarbonato o ammoniaca.
Anche le quantità venivano camuffate dietro lo scorrere del tempo. Per ordinare le dosi, i corrieri del gruppo utilizzavano il termine “minuti”.
«Mi servirebbero venti minuti subito», incalzava al telefono uno dei distributori al dettaglio.
«Fai attenzione, muoviti con calma. Al momento ne ho disponibili solo diciassette», replicava il custode del bunker, pesando al milligrammo le dosi da consegnare prima che i clienti iniziassero a tempestare i telefoni di proteste.
L’indagine è partita nell’agosto del 2024 grazie al coraggio di alcuni professori e genitori dei plessi scolastici del quartiere. Stanchi di vedere giovani muoversi con fare sospetto negli orari di ingresso e uscita degli studenti, hanno segnalato la situazione ai Carabinieri. Da lì è iniziato un meticoloso lavoro di appostamenti, pedinamenti e telecamere nascoste.
I militari hanno scoperto che la droga veniva commercializzata su due binari paralleli. Da un lato la vendita al dettaglio nel bunker blindato di via Torricelli; dall’altro un moderno ed efficiente servizio di “home delivery”, con consegne a domicilio che raggiungevano anche i comuni della provincia. A gestire le consegne a bordo di scooter erano, secondo la Procura, Luigi Agnino, detto “Giggino”, e Francesco Ricchiuti. Un vero e proprio servizio di consegna rapida per cocaina, crack, hashish e marijuana.
Ma a definire lo spessore criminale della banda e a giustificare l’aggravante del metodo mafioso è un episodio brutale avvenuto il 22 ottobre 2024. Nei pressi della piazza di spaccio avviene un lieve incidente stradale che coinvolge il figlio di Giuseppe Gaetano, consigliere della Municipalità in quota Fratelli d’Italia.
Il politico accorre sul posto per difendere il figlio e chiarire la dinamica del sinistro, ma si trova davanti i guardiani del territorio. Per la banda del “Visionario” quella discussione in strada è un disturbo intollerabile, un faro acceso sugli affari sporchi del bunker. La reazione è fulminea e spietata: Gaetano viene accerchiato, insultato e selvaggiamente picchiato per essere allontanato con la forza dalla zona. Un pestaggio punitivo che gli costerà trenta giorni di prognosi per le ferite riportate. Un messaggio chiaro a tutto il quartiere: a via Torricelli comandano loro.
Custodia cautelare in carcere:
Luigi Agnino, nato a Napoli il 17/05/1967, detto “Giggino”
Vincenzo Ambrosio, nato a Napoli il 27/07/1992
Salvatore D’Anna, nato a Napoli il 13/10/1965, detto “‘o visionario”
Mario Guida, nato a Napoli il 05/05/1979, detto “Marittiello”
Carmine Iacuaniello, nato a Napoli il 22/02/1997
Alfredo Pace, nato a Pompei il 15/04/1991
Francesco Ricchiuti, nato a Napoli il 23/07/1999
Marco Ricciardi, nato a Napoli il 03/02/1986
Divieto di dimora nella provincia di Napoli:
Pasquale D’Anna, nato a Napoli il 23/12/1981
Giuseppe Pisa, nato a Napoli il 24/08/1996
(nella foto da sinistra il capopiazza Salvatore D’Anna “il visionario”, Luigi Guida, Vincenzo Ambrosio e Carmine Iacuaniello; in basso semore da sinistra Alfredo Pace, Francesco Ricchiuti, Vincenzo Ambrosio e Pasquale D’Anna ucciso nell’agguato a marzo dello scorso anno)
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