Inchiesta Procura S.Maria C.Vetere

Porsche Macan truccata per venderla: chiesto il processo per il titolare della concessionaria

Un’operazione da migliaia di euro finita al centro di un'aula di tribunale. Secondo l’accusa, le centraline e i cablaggi del suv di lusso sarebbero stati manipolati ad arte per azzerare i messaggi di anomalia e convincere il cliente all'acquisto.
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Caserta –  Un assegno circolare da 42.500 euro per mettersi alla guida di un sogno fiammante: una Porsche Macan. Un acquisto che, nelle intenzioni dell’acquirente, avrebbe dovuto garantire prestazioni e affidabilità, e che si è invece trasformato in un contenzioso giudiziario.

Al centro dell’inchiesta della magistratura c’è un’ipotesi investigativa tanto precisa quanto insidiosa: il veicolo sarebbe stato “ripulito” digitalmente per nascondere vizi e difetti strutturali prima di finire sul mercato.

Per questa vicenda, la Procura ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Salvatore Carcchia, titolare della concessionaria “BD Auto srl”. L’imputato dovrà comparire davanti al giudice il prossimo 9 giugno 2027, data in cui si aprirà ufficialmente la fase predibattimentale per stabilire eventuali responsabilità penali.

Le accuse della Procura e la manomissione dell’elettronica

Centraline modificate e cablaggi alterati per aggirare il cliente

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la condotta contestata a Carcchia non si sarebbe limitata a una semplice omissione, ma a un’azione attiva e mirata sul cuore tecnologico del suv tedesco. L’imputato, sfruttando competenze tecniche o avvalendosi di mani esperte, avrebbe provveduto ad alterare elettronicamente le centraline e i cablaggi del motore.

Qual era lo scopo di questo intervento? Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, la manomissione serviva a occultare in modo sistematico spie e avvisi di anomalia, azzerando qualsiasi segnale d’allarme relativo a presunti malfunzionamenti del veicolo. Un vero e proprio maquillage digitale che avrebbe tratto in inganno l’acquirente, spingendolo a sborsare la somma pattuita per un’auto che, di fatto, non poteva essere utilizzata in sicurezza o secondo le condizioni concordate.

I reati contestati e le strategie difensive

Scattano gli articoli 81 e 640 del codice penale: si punta all’aula di tribunale

I fatti al centro del fascicolo giudiziario risalgono a un periodo anteriore e prossimo al 29 gennaio 2024, con teatro dei presunti illeciti l’area di Macerata Campania. Al termine della fase d’indagine preliminare, il quadro probatorio raccolto dalla Procura ha spinto gli inquirenti a chiedere il vaglio dibattimentale.

A Carcchia vengono contestati i reati di cui agli articoli 81 e 640 del codice penale, configurando l’accusa di truffa continuata finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto economico, a cui corrisponde un evidente danno patrimoniale per la parte acquirente.

La partita processuale si preannuncia combattuta anche sul fronte delle toghe: la persona offesa si è affidata alla tutela legale dell’avvocato Gaetano Petrone, pronta a costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno, mentre la difesa dell’imputato è stata assunta dall’avvocato Giuseppe Amato, che avrà il compito di smontare l’impianto accusatorio nel corso delle udienze.

Articolo modificato il 22/09/2026 alle 18:21 per revisione testo.
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