

Il boss pentito Alessandro Giannelli
Napoli – Dopo mesi di apparente tranquillità, a Fuorigrotta si torna a respirare un clima di forte tensione. All’alba di sabato un commando armato ha esploso cinque colpi di pistola contro un’abitazione di via della Grotta Vecchia riconducibile a Dominique Giannelli, nipote di Alessandro Giannelli, storico boss della zona di Cavalleggeri d’Aosta che negli ultimi anni ha scelto di collaborare con la giustizia.
L’episodio riaccende i riflettori su un quartiere dove gli equilibri della criminalità organizzata sembrano nuovamente vacillare e dove il pentimento dell’ex ras potrebbe aver contribuito a modificare assetti e rapporti di forza tra i gruppi criminali.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, allertati dalle telefonate dei residenti svegliati dagli spari. Gli investigatori hanno repertato i bossoli e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, nel tentativo di identificare il commando responsabile dell’intimidazione.
Gli inquirenti ritengono che il vero obiettivo del raid fosse proprio Dominique Giannelli. L’azione viene letta come un chiaro messaggio intimidatorio, maturato nel contesto delle tensioni tra gruppi rivali.
Uno degli aspetti che gli investigatori stanno valutando riguarda anche il ruolo del collaboratore di giustizia Alessandro Giannelli. Il suo pentimento ha rappresentato una svolta importante negli equilibri criminali dell’area occidentale di Napoli, contribuendo a indebolire uno storico gruppo camorristico e aprendo nuovi spazi alle organizzazioni rivali.
Il cognome Giannelli continua però a rappresentare un simbolo nel quartiere e il raid potrebbe inserirsi in un contesto di regolamenti di conti e di ridefinizione delle gerarchie criminali dopo la collaborazione dell’ex boss con lo Stato.
L’ipotesi investigativa principale resta quella di una nuova frizione per il controllo degli affari illeciti, in particolare dello spaccio di sostanze stupefacenti, uno dei business più redditizi tra Fuorigrotta, Bagnoli e Soccavo.
Non è ancora chiaro quale gruppo possa aver ordinato o eseguito l’azione
. Tra le piste al vaglio c’è quella di un nuovo scontro con gli Esposito di Bagnoli, storici rivali dei Giannelli, ma gli investigatori stanno approfondendo anche i rapporti con il gruppo Maiorino, ritenuto ormai dominante su una parte consistente di Fuorigrotta e tradizionalmente vicino al clan Troncone, organizzazione fortemente ridimensionata dopo gli arresti degli ultimi anni, tra cui quello del boss Vitale Troncone.
Dominique Giannelli non è noto alle forze dell’ordine soltanto per la parentela con l’ex boss. Il suo nome è legato anche a uno dei più gravi fatti di sangue consumati negli ultimi anni nell’area flegrea.
Sta infatti terminando di scontare una condanna definitiva a dodici anni di reclusione per l’omicidio di Pasquale Zito, assassinato nel febbraio 2016 a Bagnoli mentre si trovava in auto. Secondo quanto ricostruito dalle indagini e accertato nei processi, il delitto, commesso quando Giannelli era ancora minorenne, sarebbe maturato per motivi personali riconducibili a una vicenda di gelosia.
L’episodio di via della Grotta Vecchia conferma come la situazione criminale nell’area occidentale di Napoli resti estremamente fluida e come i nuovi equilibri, anche dopo il pentimento di figure storiche della camorra locale, continuino a generare tensioni e possibili regolamenti di conti.
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