Napoli – «I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE sul finanziamento della sanità pubblica sono un campanello d’allarme soprattutto per la Campania. La nostra Regione ha compiuto negli ultimi anni uno sforzo importante per recuperare terreno sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Ora questo percorso deve essere consolidato, non messo a rischio da risorse insufficienti». Lo afferma Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, commentando l’analisi della Fondazione GIMBE sulla spesa sanitaria pubblica italiana.
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media dei Paesi OCSE ed europei; in termini di spesa pro capite, il divario dell’Italia rispetto alla media europea supera complessivamente i 36 miliardi di euro. Un ritardo che, secondo GIMBE, mette le Regioni di fronte a una pressione crescente: garantire i LEA mantenendo contemporaneamente l’equilibrio dei conti.
h3Campania tra le Regioni adempienti, ma il percorso non è chiuso
«Per la Campania – sottolinea Zuccarelli – questo tema assume un significato particolare. Gli ultimi dati disponibili sui LEA hanno certificato il ritorno della nostra Regione tra quelle adempienti, insieme a Puglia e Sardegna, uniche realtà del Mezzogiorno a raggiungere gli standard previsti. È un risultato che va riconosciuto, ma che non può indurci a pensare che tutti i problemi siano risolti».
Secondo il presidente dell’Ordine, il rischio è che una carenza strutturale di risorse finisca per pesare soprattutto sui territori che hanno ancora maggiori necessità di recuperare divari accumulati negli anni. «La sanità campana deve continuare a migliorare su accessibilità delle cure, tempi di attesa, assistenza territoriale e capacità di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più complessa. Tutto questo richiede organizzazione e capacità gestionale, ma richiede inevitabilmente anche risorse adeguate e personale».
h3Personale sotto pressione: “Non possiamo chiedere sacrificio agli operatori”
Zuccarelli richiama in particolare la situazione dei professionisti sanitari. «Non possiamo pensare di difendere il Servizio sanitario nazionale continuando a chiedere a medici, infermieri e operatori di compensare con il proprio sacrificio ciò che manca sul piano strutturale. Carenza di personale, turni sempre più pesanti e difficoltà nel rendere attrattivo il lavoro nel pubblico sono problemi che rischiano di incidere direttamente sulla qualità e sulla tempestività dell’assistenza».
Manovra e Legge di Bilancio: “La spesa sanitaria non è solo una voce da contenere”
Per Zuccarelli, quindi, il confronto sulla prossima Legge di Bilancio dovrà partire dalla consapevolezza che la spesa sanitaria non può essere considerata soltanto una voce da contenere. «La Campania ha dimostrato che recuperare è possibile.
Proprio per questo sarebbe un errore vanificare gli sforzi compiuti. Servono investimenti che consentano alle Regioni di consolidare i risultati raggiunti e, soprattutto, di ridurre quelle disuguaglianze territoriali che ancora oggi fanno sì che il diritto alla salute non sia esercitato allo stesso modo in ogni parte del Paese. Investire nella sanità pubblica – conclude Zuccarelli – significa investire nei professionisti, nelle strutture, nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Ma soprattutto significa evitare che la qualità delle cure dipenda dal luogo nel quale una persona nasce o vive».



