Restano in carcere

Attenatato a Ranucci, il Riesame sugli esecutori: ‘Modalità tipica dell’agire mafioso’

Depositati i motivi dei giudici dopo il rigetto della richiesta di scarcerazione per Antonio passariello, Pellegrino D'Avino e Marika De Filippis
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Roma – Un attentato programmato con modalità mafiosa: lo scrive il tribunale del Riesame motivando la conferma delle misure cautelari nei confronti dei quattro esecutori materiali del raid nei confronti di Sigfrido Ranucci. ‘

‘Un’azione programmata ed eseguita su mandato di un soggetto sovraordinato, sorretta da un’organizzazione capace di assicurare agli esecutori appoggio e protezione e attuata mediante modalità oggettivamente idonee a evocare, agli occhi della persona offesa, la forza intimidatrice tipica dell’agire mafioso”. Scrivono i giudici della sezione speciale del Tribunale di Roma – collegio presieduto da Rossella Prignani, a latere Francesca Coculo e Floriana Lisena- che hanno respinto integralmente il ricorso della difesa di Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis.

Per i giudici sussistono le esigenze cautelari così come già ”correttamente riconosciuto, nell’impostazione accusatoria recepita e approfondita dal gip” a partire dal ”pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie, desumibile anzitutto dalle modalità dell’azione, preceduta da sopralluogo e realizzata attraverso la ripartizione dei compiti, l’impiego di materiale esplosivo e il coinvolgimento in un contesto criminale strutturato, che rivelano una non occasionale disponibilità a fornire un apporto consapevole alla programmazione e alla gestione di condotte di particolare gravità”.

Il Riesame D’Avino si occupò dell’esplosivo e con la compagna ha curato la fase preparatoria

Nelle motivazioni si conferma che D’Avino avrebbe avuto “un ruolo centrale nell’approvvigionamento del materiale esplosivo” utilizzato nell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, il 16 ottobre 2025, davanti alla sua abitazione di Pomezia.

Secondo la ricostruzione avallata dai giudici, all’azione avrebbero concorso quattro persone, ciascuna con un compito preciso: Antonio Passariello e Saverio Mutone si sarebbero occupati della fase esecutiva, raggiungendo l’abitazione della vittima con l’auto usata per il delitto e piazzando l’ordigno; D’Avino e la compagna Marika De Filippis avrebbero invece curato la fase preparatoria, compiendo un sopralluogo il 10 ottobre 2025, sei giorni prima dell’esplosione.

I giudici respingono con nettezza la tesi difensiva secondo cui la posizione di D’Avino si reggerebbe sul “solo dato della localizzazione telefonica”.

Grande importanza per i giudici del Riesame hanno avuto le conversazioni intercettare mesi prima dell’arresto della banda.

Il 25 febbraio 2026, in auto, D’Avino parla apertamente del reperimento di un nuovo ordigno, rivelando che l’esplosivo usato in precedenza gli era stato fornito da “tale Antonio”. Ma è il dialogo del 30 marzo – nell’abitazione condivisa con De Filippis -, a fornire, per i giudici, il riscontro più significativo: commentando le notizie del giorno sull’attentato, D’Avino chiede alla compagna il colore dell’auto usata “quando siamo andati a fare il fatto”, e lei risponde che era nera.

Secondo i giudici questa conversazione dimostra che l’indagato “conosceva lo scopo del sopralluogo” e non si limitava a riferire notizie apprese da terzi. Le indagini avrebbero intercettato anche il tentativo del gruppo di reagire alla scoperta delle indagini: la ricerca di microspie in casa dopo una perquisizione, il cambio di sim, e soprattutto – nella conversazione del 10 aprile 2026 -, un piano dettagliato messo a punto dallo stesso D’Avino per far espatriare temporaneamente il padre Passariello.

Sul fronte delle esigenze cautelari, il collegio riconosce tutti e tre i pericoli previsti dalla legge: inquinamento probatorio, fuga e reiterazione del reato. Decisivo, in particolare, il precedente di Passariello che per i giudici rivela l’esistenza di un “livello organizzativo superiore” dietro l’attentato, un mandante rimasto finora senza nome ma pronto, si legge nelle carte, a sostenere gli esecutori “ove fossero stati scoperti”.

Difensori in carcere da Valter Lavitola per preparare le dichiarazioni spontanee che l’indagato renderà al Riesame

Intanto, stamane, i difensori di Valter Lavitola si sono recati nel carcere di Rebibbia dove hanno incontrato il loro assistito con cui hanno avuto “un lungo colloquio” in vista dell’udienza davanti al tribunale del Riesame in programma il prossimo 7 settembre. Valter Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato ai danni di Ranucci. Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno commentato brevemente l’incontro che doveva servire per definire “con Lavitola il contenuto delle dichiarazioni spontanee che renderà lunedì” davanti ai giudici della Libertà. “Lo abbiamo trovato bene”, si sono limitati a dire i due penalisti.

Il faccendiere dovrà chiarire nelle sue dichiarazioni spontanee alcuni aspetti della vicenda, avendo già reso un’ampia confessione che gli inquirenti stanno vagliando.

FAQ

Domande frequenti sull'attentato a Sigfrido Ranucci

Ecco alcune domande comuni riguardanti l'attentato e le indagini in corso.

Chi sono gli indagati coinvolti nell'attentato?

Gli indagati principali sono Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino, Marika De Filippis e Saverio Mutone.

Qual è il ruolo di Valter Lavitola nell'attentato?

Valter Lavitola è accusato di essere il mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci.

Quali sono le motivazioni del Riesame per confermare le misure cautelari?

Il Riesame ha evidenziato il pericolo di reiterazione del reato e l'esistenza di un'organizzazione criminale dietro l'attentato.

Quando è avvenuto l'attentato contro Ranucci?

L'attentato è avvenuto il 16 ottobre 2025, davanti all'abitazione di Ranucci a Pomezia.

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