Secondigliano, chiede il ‘regalo’ al clan ma finisce in trappola: arrestato Roberto Massaro

Napoli – La lezione del carcere non è bastata. Appena qualche mese dopo aver finito di scontare quattro anni di reclusione per estorsione, Roberto Massaro, 50enne di Secondigliano ritenuto vicino al clan Cesarano, è finito di nuovo in manette. A incastrarlo, questa volta, sono stati gli agenti della sezione “Falchi” della Squadra Mobile di Napoli, intervenuti prima che la sua minaccia si trasformasse in contante.

La richiesta del “regalo” e la trappola

La vicenda si è svolta nell’arco di ventiquattr’ore. Mercoledì scorso Massaro si è presentato nello studio di un avvocato civilista della zona, avanzando una richiesta generica di “pizzo” sotto forma di un non meglio precisato “regalo”.

Nessuna cifra esplicita, ma un tono inequivocabile e l’avviso perentorio: «Torno domani a ritirare i soldi». Il professionista non ha perso la calma. Ha assecondato l’estorsore per prendere tempo e, non appena il 50enne si è allontanato, ha alzato la cornetta telefonando alla Polizia di Stato.

Agenti sotto copertura nello studio legale

Il giorno seguente, al momento del blitz, la trappola era già scattata. Coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, gli investigatori hanno allestito un dispositivo discreto per non insospettire il pregiudicato: un paio di poliziotti si sono seduti in sala d’attesa fingendosi clienti, mentre altri colleghi presidiavano l’esterno dello stabile e la strada.

Quando Massaro si è fatto annunciare dalla segreteria ed è entrato nella stanza del legali reiterando la richiesta di denaro, gli agenti nascosti a pochi metri hanno ascoltato ogni singola parola. Raccolta la prova della reiterazione in flagranza, sono usciti allo scoperto e gli hanno stretto le manette ai polsi con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I precedenti nel clan e la retata nel Rione Kennedy

Per Massaro si spalancano di nuovo le porte del carcere. Il 50enne era tornato in libertà da poco dopo l’arresto del 2019 e la condanna definitiva a 4 anni rimediata nel 2021. In quell’occasione non agì da solo, ma insieme ad altri affiliati ai Cesarano — compresi due figli del boss — imponendo il pizzo ai commercianti del Rione Kennedy. Un’operazione condotta allora dagli uomini del commissariato di Secondigliano e della Mobile.

Oggi la storia si ripete, ma per le indagini (ferma restando la presunzione d’innocenza dell’indagato fino a eventuale condanna definitiva) l’arroganza dell’estorsore si è scontrata con il coraggio della vittima e la prontezza delle forze dell’ordine.

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Giuseppe Del Gaudio

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