Ercolano – Ha varcato il portone del carcere di Secondigliano nella tarda mattinata di oggi, riconquistando la libertà dopo un ventennio ininterrotto di detenzione. Giovanni Ascione, 62 anni, fratello del defunto e storico padrino di Ercolano Raffaele, noto negli ambienti della criminalità organizzata come ‘o Luongo, è nuovamente un uomo libero.
Era il giugno del 2005 quando le forze dell’ordine gli strinsero le manette ai polsi con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti. Da quel momento, per vent’anni, le porte del carcere non si sono mai riaperte, fino al termine della pena scontata oggi.
L’annuncio social e i fuochi d’artificio
Un ritorno in libertà che non è passato inosservato, preceduto da una sorta di “countdown” mediatico orchestrato sul web. Nei giorni scorsi, infatti, una stretta congiunta del 62enne aveva affidato a un profilo TikTok l’annuncio imminente della scarcerazione, condendolo con immagini di fuochi d’artificio, date simbolo e brani neomelodici.
Un post che ha subito raccolto decine di interazioni, “like” e commenti di auguri, anche da parte di esponenti e contigui a famiglie criminali storicamente alleate con la cosca degli Ascione. Questa mattina, poi, l’ultimo atto: la pubblicazione delle immagini scattate all’esterno dell’istituto penitenziario partenopeo per suggellare la fine della detenzione.
La faida di Ercolano e la scia di sangue
Quella degli Ascione, storicamente legata a doppio filo con la famiglia dei Papale (i cosiddetti “siciliani”), è una dinastia che ha scritto alcune tra le pagine più buie e sanguinose della storia della camorra napoletana.
A cavallo tra gli anni Novanta e la metà degli anni Duemila, la cosca è stata protagonista di due devastanti faide contro l’alleanza rivale dei Birra-Iacomino. Una guerra di camorra spietata per il controllo del pizzo e del traffico di droga, che ha lasciato sull’asfalto delle strade di Ercolano e dei comuni limitrofi decine di morti ammazzati — tra cui tragicamente anche vittime innocenti colpite per errore —, centinaia di feriti e una lunga sequenza di agguati e stese.
I nuovi assetti e l’eredità del clan
Con il ritorno in libertà di Giovanni Ascione — terzo di tre fratelli —, gli investigatori e gli analisti dell’Antimafia mantengono altissima la guardia. Per “linea ereditaria” e caratura criminale, il 62enne si trova oggi nella posizione teorica di prendere le redini di ciò che resta della famiglia.
I vertici storici del clan, infatti, sono stati decimati nel tempo: i fratelli Raffaele (‘o Luongo) e Mario sono morti rispettivamente nel 2004 e nel 2003. Il resto dello stato maggiore della cosca si trova invece dietro le sbarre: in carcere sta scontando la sua pena la “donna-boss” Immacolata Adamo, detta donna Assunta, vedova di Raffaele, così come vi si trova ristretto il figlio della coppia, Mario Ascione.
Il ritorno sul territorio di un elemento dal così pesante pedigree criminale riapre interrogativi sugli assetti della malavita nell’area vesuviana, dove le forze dell’ordine monitorano costantemente ogni minimo spostamento per prevenire possibili rigurgiti di violenza.



