«Compro il crack per mio figlio, ho paura che mi picchi»: la resa di una madre ai signori dello spaccio

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Una madre terrorizzata dalle possibili reazioni del figlio tossicodipendente, al punto da ridursi a fargli da intermediaria e ordinare per lui sette dosi di crack. È lo spaccato di profonda disperazione umana che emerge dall’ultima inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a Maddaloni, in provincia di Caserta.

Una vicenda di solitudine e paura che si intreccia a un’operazione della Polizia di Stato che ha azzerato un’efficiente organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti, capace di rifornire l’intera area a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Il blitz e la rete del “delivery”

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli ed eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta e del commissariato locale, ha portato all’arresto di sei persone (quattro in carcere e due ai domiciliari), mentre un settimo indagato di nazionalità albanese è attualmente irreperibile. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Le indagini, coordinate dalla Dda e supportate da telecamere nascoste e intercettazioni telefoniche, hanno svelato un meccanismo di spaccio perfettamente rodato. Il gruppo operava su due canali paralleli: una postazione fissa per la vendita al dettaglio all’interno delle palazzine popolari alla periferia di Maddaloni e un efficiente servizio “delivery”.

Bastava una telefonata o un messaggio in codice e i pusher partivano a bordo di scooter e auto per consegnare a domicilio cocaina, crack e hashish. Una vera e propria impresa illecita con compiti ben spartiti tra chi gestiva i telefoni, chi custodiva la droga — nel corso del blitz sono stati sequestrati 18 chili di hashish — e chi effettuava le consegne itineranti.

Al vertice la coppia di narcos

A capo della struttura, secondo l’impianto accusatorio, c’era una coppia già nota alle forze dell’ordine: Rosa Farina e il compagno Vincenzo Fuiano. I due gestivano i fili dell’organizzazione proprio dalla loro base operativa nel quartiere popolare.

Per Farina si tratta di un ritorno dietro le sbarre: la donna era già stata arrestata per reati specifici anni fa ed era uscita dal carcere nel marzo dello scorso anno, prima che la nuova indagine della Dda documentasse la ripresa dell’attività criminale a pieno ritmo. Insieme alla coppia sono finiti in carcere Vincenzo Folgieri e Pietro Delle Cave, mentre per Massimo Cioffi e Grazia Zampella sono stati disposti gli arresti domiciliari. Da oggi cominceranno gli interrogatori di garanzia davanti al gip.

“Non voglio sapere niente”: il dramma della madre

Proprio tra le pieghe dei controlli tecnici e dei tracciamenti telefonici della Polizia è emersa la storia più dolorosa dell’inchiesta. Una madre si rivolgeva regolarmente alla coppia di pusher per acquistare il crack destinato al figlio, assuntore abituale. Le intercettazioni del 7 dicembre 2024 fotografano l’inferno quotidiano della donna: dopo aver ordinato sette dosi, la madre richiama Vincenzo Fuiano perché si accorge che le è stato consegnato un unico pacchetto.
Il timore della donna non era legato al denaro, ma alla reazione violenta del ragazzo se non avesse trovato le dosi separate. “Signora, non vi preoccupate, è tutto insieme”, la rassicura Fuiano al telefono.

La risposta della donna descrive la sua totale sottomissione alla tragedia del figlio: “Io non capisco e non voglio capire niente, per non iniziare [a litigare], perciò ho chiesto a te. Hai capito?”. Una supplica per evitare che il figlio se la prendesse con lei. Lo stesso Fuiano, di fronte all’angoscia della donna, arriva a offrirsi come scudo: se il ragazzo avesse protestato, avrebbe dovuto farlo telefonare direttamente a lui per avere spiegazioni. Una drammatica routine in cui la criminalità intercettava il bisogno di protezione di una madre schiacciata dal terrore domestico.

(nella foto in alto da sinistra Rosa Farina, Vincenzo Fuiano, Pietro Delle Cave e Vincenzo Folgieri; in basso da sinistra Grazia Zampella, Rolant ‘Landi’ Kokonazi e Massimo Cioffi)

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