

Funerali e affari ad Arzano
Arzano – Pompe funebri tra agenzie interdette per mafia e soggetti legati ai clan. Danno erariale per l’ente. Non trova tregua ad Arzano lo strapotere di alcune agenzie funebri che farebbero riferimento sul territorio a soggetti interdetti che ancora gestirebbero quali intermediatori i funerali affiggendo manifesti e interfacciandosi con gli uffici comunali.
Una gestione al di fuori di ogni regola che avrebbe fatto emergere di come le imprese funebri non pagherebbero nemmeno i diritti di affissione come previsto per legge cagionando ingenti danni erariali all’ente. In città il business del “caro estinto” ha già registrato in passato tentativi di consolidamento di attività in antitesi al libero mercato.
E a riprova di quanto questa attività attiri l’attenzione dei clan gli arresti, le ordinanze e le interdittive antimafia emesse a seguito delle indagini che hanno consentito di scoperchiare un “affare” da milioni di euro che si allarga anche ai comuni viciniori.
Nonostante tutto, le imprese risulterebbe evasori totali dei tributi comunali in merito alle pubbliche affissioni.
Appena qualche anno fa, invece, una società di onoranze funebre con sede a Casoria e titolo abilitativo esibito rilasciato dal comune di Sirignano nell’avellinese, operava tranquillamente sui territori grazie ai mancati controlli dei comuni e il rilascio di autorizzazioni nonostante la stessa risultasse interdetta per mafia.
Ma ad Arzano ci sarebbero anche gli intermediari legati ai clan che con tutta tranquillità gestirebbero i funerali.
Senza contare il mancato controllo del regolamento di polizia mortuaria che prevede la revisione annuale del titolo abilitativo e il controllo dei requisiti in capo agli stessi comuni.
Opacità o connivenza nel sistema dei controlli? Non è dato sapere al momento.
Proprio sulla gestione delle pompe funebri, dopo le indagini dell’Arma partite nel 2019, e dopo aver scoperto il rilascio di false attestazioni del comune di Arzano, certificazioni antimafia fasulle e omessi controlli, si è generato un terremoto giudiziario in Comune, con l’emissione di 7 rinvii a giudizio a carico di funzionari, ex dirigenti comunali e soggetti legati al clan Ferone, accusati a vario titolo dei reati di falso ideologico e in atto pubblico in concorso, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, abuso e omissione in atti d’ufficio.
L’assenza dei controlli sulle pompe funebri mette ancora una volta in luce vulnerabilità e pressapochismo.
P.B.
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