

Ercolano, il luogo della tragedia
Sarà l’inchiesta della magistratura a chiarire le cause della morte di Raffaele Magri, l’operaio di 58 anni originario di Caivano deceduto nel pomeriggio di ieri a Ercolano mentre era impegnato nelle operazioni di spurgo di un pozzo nero all’interno di una struttura ricettiva di via Benedetto Cozzolino.
Secondo i primi accertamenti, l’uomo sarebbe sceso nella fossa biologica senza adeguati dispositivi di protezione. Un elemento che emerge anche dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, già acquisite dai carabinieri della tenenza di Ercolano e ora al vaglio degli investigatori.
La Procura ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia. Successivamente saranno notificati gli avvisi di garanzia ai titolari della ditta incaricata dello spurgo e della struttura ricettiva, un passaggio tecnico necessario per consentire ai rispettivi consulenti di partecipare agli accertamenti irripetibili.
L’ipotesi al momento ritenuta più probabile è che il 58enne sia stato colpito da un malore provocato dall’inalazione di gas tossici presenti all’interno della fossa biologica.
Le immagini registrate dalle telecamere mostrerebbero l’arrivo dell’operaio a bordo di una cisterna insieme a un collega, le operazioni preliminari e infine la discesa nel pozzo. Pochi istanti dopo si sarebbe consumata la tragedia.
Per recuperare il corpo è stato necessario l’intervento degli specialisti del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Napoli e del personale Saf, il nucleo Speleo Alpino Fluviale. Gli operatori hanno dovuto utilizzare tute stagne, autorespiratori e dispositivi di protezione specifici per lavorare in un ambiente saturo di esalazioni potenzialmente letali.
Parallelamente all’inchiesta sulla morte dell’operaio, sono partiti gli accertamenti sulla sua posizione lavorativa. I carabinieri stanno verificando se Magri fosse regolarmente assunto e se la ditta disponesse delle autorizzazioni previste per svolgere interventi in ambienti confinati ad alto rischio.
Particolare attenzione sarà riservata anche al rispetto delle procedure di sicurezza e alla disponibilità dei dispositivi di protezione individuale obbligatori per operazioni di questo tipo.
Gli investigatori hanno inoltre raccolto le dichiarazioni del collega che accompagnava la vittima e che si trovava sul camion durante le operazioni di spurgo. La sua testimonianza sarà determinante per ricostruire gli ultimi minuti precedenti al decesso.
La morte di Raffaele Magri ha sconvolto sia la comunità di Caivano, dove viveva con la moglie e il figlio, sia quella di Ercolano. I familiari sono stati avvisati dai carabinieri e hanno raggiunto il luogo dell’incidente quando l’area era già stata posta sotto sequestro.
Momenti di forte tensione anche tra gli ospiti della struttura, dove era in corso una cerimonia al momento della tragedia.
La neo sindaca di Ercolano, Antonietta Garzia, ha espresso il cordoglio della città: «Si muore ancora di lavoro e si muore troppo. Questo ciclo va spezzato con sicurezza, controlli e responsabilità. Chi lavora ha diritto di tornare a casa la sera».
Approfondimento
Sicurezza sul lavoro?
Solo parole vuote.
A Ercolano un operaio muore durante uno spurgo senza protezioni, mentre le telecamere
confermano l’assenza di dispositivi fondamentali.
Ora la magistratura indaga, ma quante altre vite devono ancora essere messe a rischio
prima di vedere responsabilità concrete?
Cronache della Campania tiene alta la guardia: non è solo un dramma, è un allarme che riguarda tutti.