Cala il sipario sulla Sonrisa, stop definitivo del Consiglio di Stato: il «Castello» perde le licenze

Napoli – Calerà con ogni probabilità il sipario sulla lunga e sfarzosa epopea del “Castello delle Cerimonie”. La Settima Sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso avanzato dai proprietari del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate (Napoli), confermando in via definitiva la revoca delle licenze per le attività alberghiera e di ristorazione.

Il provvedimento dà piena legittimità formale agli atti con cui il Comune guidato dalla sindaca Ilaria Abagnale ha ritirato le autorizzazioni commerciali. La motivazione dei giudici di secondo grado è lineare e non lascia spazio a interpretazioni: i titoli amministrativi per hotel e ristoranti non possono coesistere con gravi e conclamate irregolarità urbanistiche, soprattutto laddove sia intervenuta una confisca definitiva per lottizzazione abusiva.

Dal mito di Don Antonio alla confisca

La vicenda giudiziaria che investe la Sonrisa affonda le radici in oltre trent’anni di contestazioni. Gli abusi edilizi individuati dalle autorità sul compendio di oltre 40 mila metri quadrati sono iniziati, secondo i faldoni della magistratura, già nel 1989 sotto l’egida del fondatore Antonio Polese – lo storico e compianto “Boss delle cerimonie” della TV – e proseguiti fino al 2011, anno del primo sequestro.

Da iniziale fabbricato rurale, l’area ha subìto nel tempo una radicale trasformazione volumetrica ritenuta priva di autorizzazioni idonee. Nonostante le prime demolizioni parziali già eseguite nel 2010 (tra cui una mansarda e dieci camere), l’iter penale è andato avanti fino a blindare la confisca definitiva del bene, passata in giudicato in Cassazione e che ha reso il Comune l’effettivo proprietario della struttura.

L’ultimo scontro amministrativo e il destino dei lavoratori

La revoca immediata delle licenze operata dal Comune era stata inizialmente impugnata dalla famiglia Polese, oggi guidata dalla figlia Donna Imma e dal marito Matteo Giordano. Solo un mese fa, a metà maggio, il Consiglio di Stato aveva concesso una temporanea sospensiva d’urgenza proprio per “assicurare la prosecuzione delle attività economiche” e tutelare i banchetti già prenotati oltre alle decine di dipendenti impiegati nella struttura.

L’udienza collegiale di merito ha però sciolto le riserve, confermando l’indirizzo restrittivo già tracciato in precedenza dal TAR della Campania. Con questo verdetto, la Sonrisa perde il diritto di ospitare eventi o accogliere clienti, lasciando nell’estrema incertezza un intero indotto di lavoratori e fornitori che per anni ha ruotato intorno alle nozze sfarzose e ai palinsesti televisivi di Real Time.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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