L’impero economico edificato all’ombra della criminalità organizzata salernitana subisce un tracollo definitivo grazie a una imponente operazione di contrasto patrimoniale coordinata dalla magistratura distrettuale. I finanzieri del Comando provinciale di Salerno hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal Tribunale locale, su espressa richiesta della Direzione distrettuale antimafia, disponendo la confisca definitiva di partecipazioni societarie e complessi immobiliari di pregio. Il valore complessivo dei beni sottratti alla disponibilità della camorra è stato stimato in circa tre milioni di euro. Il provvedimento ha colpito direttamente un uomo già condannato in via definitiva per gravissimi reati, tra cui associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, porto abusivo e detenzione di armi da fuoco, oltre che per illeciti legati al traffico di sostanze stupefacenti.
Tra i beni più rilevanti finiti nel mirino dello Stato figurano le quote societarie di due aziende titolari di grossi complessi aziendali, una delle quali possiede una nota e frequentatissima struttura adibita a chalet, bar e pizzeria situata proprio sul centralissimo lungomare di Salerno. L’accurata attività investigativa ha permesso di ricostruire nei minimi dettagli le complesse vicende patrimoniali già emerse nel corso di precedenti indagini portate avanti dagli specialisti del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Nell’ambito di quella stessa inchiesta, scattata il 16 dicembre 2022, erano stati disposti gli arresti domiciliari a carico del pregiudicato e la misura interdittiva della durata di dodici mesi dall’esercizio di attività imprenditoriali nei confronti di un secondo indagato, entrambi chiamati a rispondere del reato di trasferimento fraudolento di valori.
In quel medesimo contesto operativo i militari avevano già apposto i sigilli a tre mini-appartamenti situati in una zona residenziale di altissimo pregio a Salerno, per un valore di circa settecentomila euro. I due indagati avevano tentato di giustificare la disponibilità di questi immobili attraverso la stipula di contratti simulati di comodato d’uso, espediente burocratico che non ha ingannato gli investigatori. Parallelamente, considerando la conclamata pericolosità sociale dell’uomo legata alla sua storica appartenenza a un clan camorristico, la Direzione distrettuale antimafia ha richiesto e ottenuto il sequestro di prevenzione anche su ulteriori cespiti finanziari ed edilizi, riconducibili a condotte di intestazione fittizia più datate nel tempo e per le quali era già scattata la prescrizione sul piano penale.





Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti