

Nella foto il luogo dell'omicidio e da sinistra la vittima Antonio Musella, Vincenza Maione, Luisa De Stefano e Gabriella Onesto
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia sull’omicidio di Antonio Musella si muovono su un doppio binario, ma puntano dritte verso gli scenari più oscuri della criminalità di Napoli Est. In cima alla lista degli inquirenti c’è un’ipotesi agghiacciante: quella della vendetta trasversale, un messaggio di piombo indirizzato a chi ha deciso di collaborare con lo Stato.
Subito dietro, prende quota una variante interna e altrettanto pericolosa, legata a un giro di soldi, a debiti e all’ombra dell’usura. Solo sbrogliando questa fitta rete di sospetti si potrà dare un senso al sangue versato la scorsa notte sull’asfalto di Ponticelli, dove il 51enne – noto come “’o muccuso” – è stato giustiziato all’interno del suo furgone. Un delitto che riaccende i riflettori su un’escalation criminale che, ad aprile, aveva già provocato la morte dell’innocente Fabio Ascione.
Gli investigatori studiano il fascicolo della vittima e, soprattutto, il suo albero genealogico. Musella non incarnava il classico profilo dell’affiliato, ma era il marito della sorella di Vincenza Maione e Gabriella Onesto, note come “le pazzignane”, figure cruciali negli anni in cui i vecchi clan di Napoli est tentarono di scalzare l’egemonia dei De Micco-Mazzarella.
L’omicidio matura a circa un mese di distanza dalla cattura del latitante Roberto Mazzarella (arrestato per l’omicidio di Antonio Maione), resa possibile grazie alle dichiarazioni dei neo-collaboratori di giustizia Luisa De Stefano e Tommaso Schisa, madre e figlio, ex figure apicali del clan.
L’ipotesi più forte della Dda è che l’agguato sia un segnale inequivocabile: un’esecuzione pensata non per colpire chi comanda, ma chi porta un determinato cognome. Un monito trasversale che accende l’allarme per la sicurezza degli altri familiari dei collaboratori che ancora vivono a Ponticelli, già in passato bersaglio di intimidazioni.
Esiste però una seconda strada investigativa che la Squadra Mobile e il commissariato di Ponticelli non trascurano. Musella aveva precedenti per estorsione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre, lavorando da anni nel settore dell’ortofrutta al mercato di Volla, gestiva inevitabilmente flussi di denaro.
Secondo alcuni investigatori, l’uomo potrebbe essere rimasto invischiato in un giro economico pericoloso. Non si esclude che il movente possa nascondersi dietro questioni finanziarie irrisolte, un debito fuori controllo o i meccanismi letali dell’usura. Una pista che porterebbe a mandanti diversi rispetto alle logiche pure delle faide di camorra.
Qualunque sia il movente, la dinamica resta quella della spietata esecuzione. Per molti, sui social network, Musella era il fruttivendolo che pubblicava video ironici per sponsorizzare la merce; per i killer, era un bersaglio da eliminare senza esitazione.
L’agguato si è consumato nel buio del rione Lotto 6, a pochi metri dall’abitazione del 51enne. Musella era a bordo del suo furgoncino, la sua routine di ogni notte per recarsi al lavoro, o forse aveva un appuntamento con qualcuno che lo ha tradito.
L’assassino, col volto coperto da un passamontagna, si è affiancato al veicolo e ha esploso una raffica di almeno cinque proiettili calibro 7,65 all’interno dell’abitacolo. Colpito al torace e all’addome, il 51enne è morto intorno alle due di notte, rendendo vani i disperati tentativi di salvataggio all’Ospedale del Mare. La polizia ipotizza la presenza di un complice in scooter o in auto, pronto per la fuga. E c’è un elemento che potrebbe segnare una svolta: nel buio di Ponticelli, un testimone avrebbe visto il sicario entrare in azione.
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