

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
RomaA – In dodici mesi i media italiani hanno registrato 127 episodi di violenza, discriminazione e odio contro persone, simboli e luoghi della comunità Lgbtqia+. È il quadro che emerge dal Report 2026 diffuso oggi da Arcigay nella Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia. “Una cifra che restituisce l’immagine di un Paese in cui l’odio non è un’eccezione – dichiara il segretario generale Gabriele Piazzoni – ma una presenza costante, quasi ordinaria, nella vita quotidiana di chi non si adegua agli stereotipi di genere e orientamento sessuale”.
L’allarme più forte arriva dalle piattaforme di incontri. Il report censisce almeno 14 episodi di adescamento tramite chat o dating app, ma ciascuno di questi casi contiene in realtà più azioni violente: rapine, aggressioni fisiche, estorsioni e ricatti.
A Treviso un uomo di 42 anni viene adescato e subisce un’aggressione particolarmente violenta. A Bergamo e Caserta le chat diventano il punto di partenza per una serie di attacchi ripetuti. A Padova e Rovigo uomini gay vengono raggiunti nella propria abitazione e rapinati. A Bologna e Rimini si registrano coppie che organizzano insieme gli adescamenti.
“L’app di incontri – spiega Piazzoni – che per alcune persone può rappresentare un canale fondamentale di relazione, è diventata un terreno di azioni criminali dove si mescolano odio, pregiudizio e opportunismo”.
L’episodio più grave segnalato nel rapporto è quello di Alessandria: due ventenni adescano una ragazza trans attraverso un’applicazione, la rapinano e la uccidono. Un fatto che porta alle estreme conseguenze la pericolosità di queste dinamiche.
Le violenze non risparmiano neppure gli spazi che dovrebbero essere sicuri o i simboli della comunità Lgbtqia+. Le panchine arcobaleno vengono imbrattate con regolarità, mentre locali associativi, Pride Village e discoteche frequentate dalla comunità sono oggetto di vandalismi e aggressioni pianificate.
Il report ricorda anche tre persone che si sono tolte la vita: un ragazzo di 15 anni a Latina, una ragazza trans di 14 anni a Ragusa e la nota drag queen romana Bruno Gagliano.
Forte preoccupazione viene espressa per la condizione delle persone Lgbtqia+ detenute, che in alcuni casi subiscono abusi e violenze fisiche e sessuali all’interno degli istituti penitenziari.
“Continueremo a denunciare ogni singolo episodio – assicura Piazzoni – e a chiedere politiche all’altezza: leggi efficaci contro i crimini d’odio, educazione sessuale e affettiva nelle scuole, formazione obbligatoria per chi opera in carcere, nella sanità e nelle forze dell’ordine, e misure concrete di sostegno per le vittime”.