

Marina di Stabia
Castellammare di Stabia – Un’area enorme di 60.000 metri quadrati, circa 120 imbarcazioni in manutenzione e un flusso costante di sostanze inquinanti sversate senza alcun filtro. È questo il grave scenario ambientale che ha portato, nella mattinata di oggi, al sequestro del “Cantiere Navale Marina di Stabia S.r.l.”, situato all’interno dell’ampia area demaniale occupata dall’omonimo porto turistico stabiese.
Ad apporre i sigilli sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Napoli, affiancati dai tecnici dell’ARPA Campania e coordinati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Le accuse a carico dell’azienda sono pesanti: scarico abusivo di reflui industriali, emissioni in atmosfera non autorizzate e gestione illecita di rifiuti.
Durante l’ispezione, i militari hanno scoperto che l’intera attività di rimessaggio nautico operava in totale assenza dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). Le operazioni di manutenzione sulle imbarcazioni, alcune delle quali di grandi dimensioni, venivano effettuate direttamente sul nudo terreno.
L’uso intensivo di solventi e vernici, in mancanza di qualsiasi sistema di depurazione o trattamento delle acque, generava un flusso costante di reflui industriali. Questi veleni venivano in parte assorbiti dal suolo e in parte scaricati nella rete fognaria pubblica, finendo inevitabilmente nelle acque del vicino fiume Sarno e, di conseguenza, nel Golfo di Napoli, proprio tra Castellammare e Torre Annunziata.
Il provvedimento odierno non è un’iniziativa isolata, ma un tassello cruciale della vasta indagine denominata “Rinascita Sarno”. Si tratta di una campagna investigativa capillare condotta dai Carabinieri per la Tutela Ambientale, con l’obiettivo di mappare, accertare e rimuovere tutte le cause di inquinamento che da decenni affliggono il bacino idrografico del Sarno.
L’operazione è il frutto diretto di un protocollo d’intesa siglato nel dicembre 2025. Un vero e proprio fronte comune contro gli ecoreati che ha unito le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, insieme alle Procure Generali di Napoli e Salerno, all’ARPAC e alle forze di polizia giudiziaria specializzate, per restituire respiro a uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.
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