Sesso «terapeutico» e finti passaggi di energia: l’inchiesta di Striscia su un presunto guaritore

Un presunto protocollo di “bioenergetica” basato su fantomatici passaggi di energia, rigorosamente corpo a corpo, fino a sconfinare in pratiche a sfondo sessuale spacciate per terapie. È quanto documentato dall’inchiesta di Luca Abete, inviato di Striscia la Notizia, che ha acceso i riflettori su un sedicente guaritore operante nell’area di Maddaloni.

Secondo quanto mostrato nel servizio, il copione prevederebbe una prima fase di “diagnosi” senza esami strumentali, affidata al cosiddetto “occhio clinico”, seguita da presunti trattamenti risolutivi ottenuti attraverso contatti fisici e imposizione delle mani. Nel racconto filmato compaiono anche proposte di interventi “terapeutici” in ambienti esterni, tra cui camere d’albergo.

L’inchiesta e i contenuti del servizio

La puntata trasmessa in prima serata ha assunto toni surreali e inquietanti: la presunta diagnosi legherebbe patologie oncologiche a interpretazioni arbitrarie dell’anatomia, con passaggi successivi che, stando alla ricostruzione televisiva, comprenderebbero palpeggiamenti e richieste di spogliarsi, fino alla prospettazione di un rapporto sessuale presentato come “cura”.

Il servizio mostra anche il tentativo dell’uomo di accreditare la propria “efficacia” facendo riferimento a presunti risultati su altre pazienti, anche attraverso materiale video. La vicenda, intanto, è finita all’attenzione degli investigatori: risultano indagini avviate dai carabinieri.

La “caccia” dopo la messa in onda

Dopo la diffusione del servizio, in città si sono moltiplicate segnalazioni e voci sulla presenza dell’uomo tra stazione e centro. La presenza della troupe nei giorni precedenti aveva suscitato curiosità, ma la natura dell’inchiesta è emersa soltanto con la messa in onda.

La reazione dei Centri per i diritti sociali

Sull’episodio è intervenuta la rete nazionale dei Centri per i diritti sociali. «La parola spetta agli inquirenti», ha dichiarato Maria Pia Lurini (CdS Maddaloni), sociologa per decenni nel distretto sanitario 13, sottolineando però un punto centrale: persone affette da patologie gravi, in condizioni di disperazione, possono essere indotte a “dare tutto” pur di aggrapparsi a una speranza.

Secondo l’associazione, nelle situazioni limite si rischia di non distinguere più tra truffa e bisogno di essere presi in carico e accompagnati nel percorso di cura. Da qui l’appello alle famiglie a rivolgersi a «strutture sanitarie specialistiche» e a percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali condivisi dalla comunità scientifica.

“La speranza vera è nelle cure e nell’assistenza”

Lurini ha ricordato anche l’impegno della sanità territoriale, citando l’Asl di Caserta: dalle attività ambulatoriali fino all’hospice. «La speranza vera, come le cure palliative, deve essere gratuita», è il senso del messaggio: tutto ciò che si colloca fuori da percorsi validati rischia di trasformarsi in raggiro e sfruttamento.

Infine la denuncia dell’associazione “CdS Ama Maddaloni”, che opera a tutela di diverse fasce fragili: «Ancora una volta il corpo delle donne, anche in condizioni di grave patologia, è diventato oggetto di abuso e utilizzo senza rispetto del vissuto delle persone».

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