Santa Maria Capua Vetere, l’ANM contesta le ragioni del trasferimento della pm Imparato

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Napoli – L’Associazione Nazionale Magistrati è intervenuta per mettere a fuoco l’episodio recente che coinvolge la pubblica ministeressa Annalisa Imparato, comunicando che le sue affermazioni sull’esistenza di pressioni e attacchi personali non trovano riscontro nel contesto dell’ufficio di Santa Maria Capua Vetere.

La sottosezione dell’Anm di Santa Maria Capua Vetere, che ieri ha riunito i membri in assemblea e ha visto la presidenza della pm Anna Ida Capone, ha infatti sottolineato che il clima all’interno dell’ufficio è sereno e collaborativo, e che le dichiarazioni attribuite all’imputata non corrispondono ai fatti noti.

Secondo la nota, la decisione di trasferirsi ad altra sede giudiziaria risale già all’anno 2022, quando la Imparato aveva presentato domanda per funzioni giudicanti versanti in altri Tribunali del Lazio. Tale elemento viene ora richiamato per contestualizzare le dichiarazioni rilasciate dall’interessata.

In altre interviste rilasciate di recente (Repubblica il 25 settembre e il Corriere della Sera il 26 settembre), Imparato ha riferito di presunti attacchi personali, attribuendoli al contesto mediatico creato dall’impegno del sì al referendum sulla riforma della giustizia.

A suo avviso, tali attacchi avrebbero reso necessario il trasferimento per ”proteggere anche i suoi collaboratori che hanno lavorato con lei”; aveva inoltre aggiunto di aver potuto avanzare decine di querele, ma di non averlo fatto, ritenendo che restare sarebbe stato “uno scotto umano troppo alto da pagare”.

La replica dell’Anm precisa che, seppur le esternazioni dell’interessata siano state rese pubbliche, esse non descrivono un quadro di pressione o di bullismo che possa giustificare in modo univoco una decisione di trasferimento. Per l’Anm, la scelta di spostarsi era basata su valutazioni professionali maturate nel tempo e non su condizioni di lavoro all’interno dell’ufficio.

Inoltre, si sottolinea che la Procura di Santa Maria Capua Vetere opera quotidianamente con una logica di sinergia tra i suoi interpreti e i collaboratori, e che eventuali segnali di disfunzione non sono identificabili nel contesto presentato dalle dichiarazioni odierne.

La pubblica contestazione di una parte delle dichiarazioni dell’imputata ha alimentato un vivace dibattito interno sia all’Anm sia tra i magistrati dell’ufficio campano, evidenziando una volta di più le criticità percepite circa le condizioni di lavoro, la gestione delle carriere e la necessità di incardinare politiche anti-bullismo all’interno degli uffici giudiziari. Tuttavia, l’assemblea ha ribadito la verità dell’operatività quotidiana dell’ufficio: l’azione giudiziaria prosegue secondo procedure consolidate e senza deviazioni dovute a spinte esterne.

In conclusione, la vicenda resta al centro di un confronto tra diverse letture della realtà lavorativa in ambito giudiziario: da una parte le testimonianze dell’imputata, dall’altra la lettura collettiva dell’ANM e della sottosezione di Santa Maria Capua Vetere. L’ufficio, da parte sua, resta impegnato nel mantenere la funzionalità operativa e nel promuovere un clima di lavoro che favorisca l’indagine e la tutela dei collaboratori.

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