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Omicidio di Jlenia Musella, il video della difesa: «Giuseppe non è fuggito, era in ospedale»

I legali dell’indagato puntano su un filmato diffuso sui social per smentire l’ipotesi della fuga dopo l’aggressione. Ma il gip non ha creduto alla tesi del coltello lanciato. Decisiva, secondo l’autopsia, una minuscola lesione all’aorta. Si attendono i risultati definitivi

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Giuseppe Musella non avrebbe abbandonato la sorella davanti al pronto soccorso per fuggire via. È questa una delle linee difensive portate avanti dagli avvocati Andrea Fabozzo e Leopoldo Perone, che fanno riferimento a un video diventato virale nelle ultime ore su TikTok.

Nel filmato si vede il giovane uscire dal pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, a Ponticelli, a dorso nudo, insieme alla madre. Giuseppe Musella è presente quando i medici comunicano alla donna la notizia della morte della figlia Jlenia.

Non si allontana, non scappa. Si siede sul muretto dell’ingresso riservato alle ambulanze, si porta le mani sulla fronte, stringe una sigaretta tra le dita e resta in silenzio mentre la madre urla disperata, sorretta da un altro giovane.

Per la difesa, quelle immagini dimostrerebbero l’assenza di una condotta di fuga immediata dopo l’aggressione.

L’uomo resta in carcere: movente ancora poco chiaro

Giuseppe Musella è attualmente detenuto in carcere a Secondigliano e, secondo quanto emerge dagli atti, non ha ancora chiarito in modo definitivo il motivo che avrebbe fatto degenerare la lite culminata nella violenza mortale.

Gli inquirenti attendono ulteriori riscontri dagli accertamenti medico-legali per chiarire ogni aspetto della vicenda, che resta al centro di una complessa ricostruzione giudiziaria.

L’autopsia: decisiva la lesione all’aorta

Un primo punto fermo arriva dall’autopsia, eseguita in contemporanea con l’udienza di convalida del fermo. Secondo gli esiti preliminari, la morte di Jlenia è stata causata da una minuscola lesione all’aorta, ritenuta però sufficiente a provocare un’emorragia fatale.

Durante l’esame è stata riscontrata anche una lesione al polmone, considerata tuttavia non determinante ai fini del decesso. Per il quadro definitivo sarà necessario attendere il deposito della relazione medico-legale, previsto entro 60 giorni.

La versione della difesa: «Coltello lanciato, non impugnato»

A commentare i primi risultati dell’autopsia è stato l’avvocato Andrea Fabozzo, che difende Giuseppe Musella insieme al collega Leopoldo Perone.

«Secondo quanto riferito dal nostro consulente, presente all’esame autoptico, è plausibile ritenere che la ferita alla schiena di Jlenia sia stata provocata dal lancio del coltello», ha spiegato il legale.

Fabozzo ha precisato che saranno necessari ulteriori accertamenti per una valutazione definitiva, ma ha ribadito che la lesione all’aorta potrebbe essere compatibile con l’impatto di un’arma lanciata e non impugnata.

La lite familiare e la confessione

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’omicidio sarebbe maturato al termine di una lite familiare scoppiata perché la giovane avrebbe ferito il cagnolino al quale il fratello era particolarmente legato.

Dopo l’arresto, nella notte tra il 4 e il 5 febbraio, Giuseppe Musella ha confessato alla Squadra Mobile, sostenendo di aver scagliato il coltello senza l’intenzione di uccidere la sorella. Una versione confermata anche davanti al giudice nel corso dell’udienza di convalida.

Il gip non crede al coltello lanciato

Una tesi che non ha convinto il gip Maria Rosaria Aufieri, che ha convalidato il fermo per omicidio volontario aggravato disponendo la custodia cautelare in carcere.

Secondo il giudice, l’ipotesi del coltello lanciato «non regge»: una simile dinamica presupporrebbe «freddezza e coraggio» incompatibili con il comportamento successivo dell’indagato. Per il gip, la ferita mortale sarebbe stata invece inferta da distanza ravvicinata.

Social cancellati e tentativi di depistaggio

A pesare sulla decisione del giudice anche la condotta successiva all’omicidio. Secondo l’ordinanza, Giuseppe Musella avrebbe tentato di cancellare le prove, eliminando i propri profili social nel tentativo di costruire una «verità alternativa» rispetto a quanto accaduto.

Per questi motivi è stata respinta la richiesta della difesa di riqualificare il reato da omicidio volontario a preterintenzionale.

 

 

 

 

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (3)

Le notizie su questo caso sono confuse e ci sono molte voci in circolazione. È importante attendere i risultati ufficiali per capire cosa sia realmente accaduto e quale sia la verità.

Penso che la situazione sia davvero tragica e difficile da comprendere. La famiglia è distrutta, e ci sono molte opinioni contrastanti sulla dinamica dei fatti. È importante avere chiarezza prima di giudicare.

Il caso di Giuseppe Musella è molto complicato e ci sono molti dettagli che non sono chiari. L’idea che possa aver lanciato il coltello sembra strana, ma le prove devono essere esaminate con attenzione. Aspettiamo gli sviluppi.

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