Camorra, la pace del Lotto G: il patto tra Cancello e Angrisano che cambiò Scampia

I malumori interni alla cosca della Vanella Grassi per la tregua-accordo tra gli Angrisano e i fratelli Cancello
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La regia degli Amato-Pagano

Dietro tutto, come un’ombra costante, restavano gli Amato-Pagano, i “spagnoli” di Secondigliano, registi silenziosi di ogni equilibrio criminale.

Elia e Maurizio Cancello non erano che una delle tante pedine di quell’impero, e la loro tolleranza nel Lotto G rispondeva a un disegno più ampio: evitare una nuova guerra tra Scampia e Secondigliano.

Fu, insomma, una pace strategica, non sentimentale.Una tregua fragile, che si reggeva sul silenzio e sull’opportunità, destinata prima o poi a spezzarsi.

Epilogo di una pace impossibile

“Tra loro ora i rapporti sono buoni”, conclude Rafaniello. “Ma io continuo a pensare che siano stati i Cancello a uccidere Cioppetta.” Una frase che pesa come una pietra.
Perché nella camorra, la pace non cancella mai la memoria. La sospensione delle ostilità è solo una pausa, una tregua tra due guerre.

E nel Lotto G, quella tregua — per quanto lunga — ha sempre avuto il sapore amaro del sospetto.

Il regno di Nanduccio: i Sette Palazzi e la fedeltà agli Amato-Pagano

Nel mosaico criminale di Scampia, ogni isolato ha un nome, una storia, un padrone.
E i Sette Palazzi — quell’enorme blocco di cemento che domina il quartiere — sono da sempre un simbolo. Una roccaforte, un laboratorio del potere camorristico, un microcosmo in cui si intrecciano le ambizioni dei clan, la miseria dei quartieri e la spietata logica del narcotraffico.

A raccontare chi ne tirava le fila è ancora una volta Raffaele Paone, alias Rafaniello, la nuova voce interna alla camorra che ha iniziato a parlare con i magistrati nel maggio del 2024.
Le sue parole ricostruiscono un quadro chiaro: nei Sette Palazzi, il nome che contava era quello di Ferdinando Cifariello, detto Nanduccio.

Il “pupillo” degli Amato-Pagano

“Nanduccio era un pupillo degli Amato-Pagano — spiega Rafaniello nei verbali — e in particolare di Enzo Notturno.” Non era un uomo qualunque: Cifariello gestiva il traffico di droga sotto la supervisione del reggente locale del clan, Luigi Diano, detto Cicciotto.

Un sistema che funzionava con disciplina militare. Le piazze di spaccio erano organizzate per turni, le dosi sigillate e numerate, le vedette disposte lungo i corridoi dei palazzi. Ogni ingresso era un checkpoint, ogni balcone una torre di osservazione.
Nulla entrava o usciva dai Sette Palazzi senza il consenso di Nanduccio o dei suoi uomini.

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Commenti (1)

L’argomento de articolo è davvero interesante, ma ci sono molte cose che non sono chiare. La camorra a Scampia è un tema complesso e io credo che sia importante fare chiarezza su quello che è successo con Elia Cancello e i clan. Spero che ci siano piu informazioni.

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