C asavatore – Quando i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno bussato alla porta della sua abitazione non lo hanno trovato. Vincenzo Pagano, sessantadue anni, l’uomo meglio noto nei vicoli dell’hinterland con il sinistro alias di ‘Sce Sce’ ha scelto la via della macchia.
Il ras che meno di due mesi fa sputava in faccia a un imprenditore nella piazza del Comune si è trasformato in un fantasma, un latitante che si muove lungo le invisibili rotte sotterranee della camorra dell’Area Nord.
L’ordinanza cautelare che ne dispone la custodia in carcere per tentata estorsione continuata e aggravata dall’articolo 416-bis.1 non è che l’ultimo capitolo di una biografia criminale fitta, densa di sangue e strategie militari, che affonda le proprie radici nella stagione più cupa della malavita campana.
Il pedigree di ‘Sce Sce’ nei verbali della camorra scissionista
Ma chi è davvero Vincenzo Pagano? La risposta non sta solo nelle immagini delle telecamere comunali che lo ritraggono mentre aggredisce i due fratelli imprenditori per strappare loro un’Audi RS3. La sua vera identità è scritta nei verbali d’interrogatorio di tre collaboratori di giustizia d’élite: Salvatore Roselli, Alessandro De Cicco ed Errico D’Ambrosio.
Frammenti di verità che delineano una figura complessa: un uomo che per anni ha cercato di restare nell’ombra, incassando la “mesata” senza esporsi, ma pronto a usare le maniere forti quando venivano toccati gli equilibri della “famiglia”.
I verbali di Salvatore Roselli: “Prendeva la mesata e non voleva problemi”
Il ritratto più intimo e politico di ‘Sce Sce’ lo fornisce Salvatore Roselli. Nel verbale del 15 maggio 2023, il pentito delinea il posizionamento di Pagano nell’organigramma degli Scissionisti:
“Tra i liberi c’è anche Vincenzo Pagano, detto sce sce, anche se non fa nulla per il clan, prende la mesata”.
Pochi mesi prima, il 23 febbraio 2023, Roselli aveva raccontato ai magistrati della DDA un clamoroso retroscena sulla riorganizzazione del clan a seguito dell’arresto del ras Domenico Antonio Amato. Nel corso di un summit d’urgenza a Casavatore, il nome di Pagano venne fatto per la leadership, proprio in virtù del suo legame di sangue:
“Parlammo della riorganizzazione del clan, ipotizzando che Vincenzo Pagano potesse fare il capo, in quanto portava comunque il cognome della famiglia… Dopo solo una settimana Vincenzo si tirò indietro. In realtà io non credevo molto a questa storia della lettera inviata a Bisio (Claudio Cristiano) dal 41 bis, lui ce ne parlò ma non l’ho mai vista”.
Pagano, insomma, rifiutava l’esposizione della prima linea. Una strategia confermata da Roselli anche il 5 aprile 2023: “Pagano Vincenzo detto Sce Sce, prendeva solo la mesata e non voleva avere alcun tipo di problema”.
Nello stesso verbale, Roselli inquadra anche l’altro complice dell’estorsione del 2026, Elpidio Patricelli,
Quello schiaffo alla nipote Debora per difendere il clan
Nonostante la sbandierata volontà di non “avere problemi”, Vincenzo Pagano sapeva esercitare l’autorità mafiosa all’interno delle mura domestiche del clan degli Scissionisti. Dai verbali emerge un episodio emblematico avvenuto dopo l’arresto della matriarca Rosaria Pagano. La figlia di quest’ultima, Debora Amato, voleva inserire il suo nuovo compagno (un soggetto estraneo alla malavita) nelle dinamiche del clan.
Salvatore Roselli, l’11 maggio 2023, riferisce quanto appreso da un altro affiliato, Giuseppe Cipressa:
“Che io sappia il nuovo compagno stava fuori dal clan, anche se ricordo che, dopo l’arresto di Pagano Rosaria, Amato Debora voleva farlo entrare nel clan, ma intervenne Pagano Vincenzo, detto sce sce, che si oppose e prese anche a schiaffi la nipote”.Uno schiaffo correttivo, identico nella foga a quello sferrato tre anni dopo, in pubblica piazza, a uno dei due fratelli imprenditori.
.Il summit di Natale e l’allontanamento da Mugnano
Che ‘Sce Sce’ fosse presente a tutti i tavoli che contavano, fin dalle origini della scissione dai Di Lauro, lo provano i verbali storici. Roselli lo colloca nel giugno 2023 tra i partecipanti dello storico incontro strutturato da Cesare Pagano e Giuseppe Ferone per organizzare la controffensiva militare.
Anni dopo, la sua presenza è ancora richiesta nei momenti di crisi profonda. Il collaboratore di giustizia Alessandro De Cicco, nel verbale del 12 febbraio 2026, racconta l’epurazione di suo fratello Gennaro, cacciato da Mugnano e Melito dopo il ferimento del ras Giuseppe Cipressa ‘Peppaccio’:
“Ho poi saputo di un incontro tra Amato Elio, Pagano Vincenzo sce sce, mio fratello De Cicco Gennaro, Bastone Antonio e i fratelli Caiazza, Antonio e Lino. Nel corso dell’incontro Bastone e i Caiazza hanno imposto a mio fratello di allontanarsi da Mugnano e Melito. L’incontro è avvenuto prima di Natale 2025… Lo hanno allontanato incolpandolo di aver sparato a Peppaccio”.
Anche il pentito Errico D’Ambrosio (verbale del 25 luglio 2024) ricorda come il colletto bianco del clan, Antonio Pompilio, si appartasse riservatamente con Vincenzo Pagano proprio come faceva con Debora Amato per discutere delle indagini della DIA che rischiavano di travolgere la fazione criminale.
La fine della ritirata: l’estorsione del 2026 e la latitanza
L’inchiesta della gip Gabriella Logozzo dimostra che nel 2026 la strategia del “prendere la mesata senza fare nulla” è giunta al capolinea. Forse spinto dal vuoto di potere, Vincenzo Pagano è sceso in strada a Casavatore per fare la voce grossa. Lo ha fatto supportando Elpidio Patricelli e parlando al telefono con quel Lino Caiazza con cui già a Natale 2025 condivideva i summit di epurazione.
L’assalto ai due fratelli per la consegna dell’Audi RS3 è stato il suo errore fatale. Lo schiaffo, lo sputo e i calci sferrati a uno dei due il 28 aprile 2026 in Piazza Gaspare di Nocera, davanti alle telecamere del Comune, hanno squarciato l’invisibilità che ‘Sce Sce’ aveva coltivato per decenni. I fotogrammi acquisiti dai Carabinieri e le denunce dettagliate delle vittime lo hanno inchiodato. Oggi, quell’uomo che nei verbali dei pentiti appariva quasi come un burocrate della camorra, un pensionato del pizzo desideroso di tranquillità, è una primula rossa in fuga, braccata dalle forze dell’ordine in tutta l’Area Nord.
P.B.





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