

Prefettura di Napoli potenzia i controlli al Centro Direzionale dopo grave episodio di violenza
Napoli – Prosegue senza sosta l’attività di prevenzione antimafia guidata dalla Prefettura di Napoli per contrastare il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale.
Attraverso il gruppo interforze, che opera con continuità e rigore, il lavoro investigativo e informativo si traduce in provvedimenti interdittivi nei confronti di aziende sospettate di legami con le consorterie criminali.
Dall’inizio del 2025 a oggi, il prefetto Michele di Bari ha firmato 89 interdittive antimafia che hanno colpito imprese con sede a Napoli e nei comuni dell’area metropolitana.
I settori più coinvolti sono l’edilizia, il commercio – compreso quello alimentare –, la ristorazione, i servizi di pulizia e raccolta rifiuti, la logistica e i trasporti.
Tra le categorie economiche più vulnerabili emerge ancora una volta l’edilizia: 21 imprese del comparto sono state raggiunte da provvedimenti ostativi. Un dato che conferma come il settore delle costruzioni, per la mole di appalti e subappalti e per l’ampiezza del giro d’affari, resti uno dei più esposti al rischio di infiltrazioni mafiose.
Preoccupante anche il dato della ristorazione: 16 interdittive hanno riguardato bar, ristoranti e attività di preparazione alimentare. Il comparto si conferma terreno fertile per la criminalità, grazie a fattori strutturali come l’uso diffuso di contante, l’elevata incidenza di lavoro irregolare e la scarsa trasparenza delle strutture societarie.
Un settore che, oltre a garantire entrate costanti e diffuse, consente alle organizzazioni criminali di riciclare capitali illeciti, trasformando il denaro sporco in profitti apparentemente puliti.
Accanto alle interdittive, il Prefetto ha adottato anche 17 provvedimenti di prevenzione collaborativa previsti dall’articolo 94 bis del Codice antimafia.
Si tratta di misure alternative applicate a imprese in cui sono emersi segnali di infiltrazione considerati occasionali e sanabili, non tali da giustificare un provvedimento interdittivo.
Queste aziende vengono sottoposte a un percorso di recupero della durata di un anno, durante il quale devono attuare prescrizioni precise imposte dalla Prefettura.
In parallelo, a ciascuna viene affiancato un professionista – sorteggiato dall’Albo nazionale degli amministratori giudiziari – con competenze in gestione aziendale.
Gli esperti accompagnano le imprese nel percorso di risanamento, vigilano sul rispetto delle prescrizioni e riferiscono periodicamente al Prefetto. L’obiettivo è ricondurre le attività nell’alveo dell’economia legale, prevenendo ulteriori rischi di infiltrazione.
Tra le aziende coinvolte da questi provvedimenti, ancora una volta prevale l’edilizia con 12 casi, seguita dalla produzione e distribuzione di alimenti e bevande e da alcune attività commerciali.
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