Gabriele Russo: “Lo specchio della città di Napoli”.
Martedì 6 febbraio alle ore 21 (repliche fino all’11 febbraio) debutta nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo, “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, nella messa in scena diretta da Gabriele Russo e prodotta dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.
Dopo trent’anni, Vincenzo Salemme riporta in vita ‘…e fuori nevica!’, una commedia che affronta con ironia e umanità il tema della diversità e della famiglia, in un tour che attraverserà l’Italia durante l’estate.
Protagonista, nei panni di Jennifer, è Daniele Russo, al suo fianco Sergio Del Prete. Le scene sono di Lucia Imperato, i costumi di Chiara Aversano, le luci di Salvatore Palladino e il progetto sonoro di Alessio Foglia.
Le cinque rose di Jennifer è l’opera che nel 1980 impose all’attenzione del pubblico e della critica il talento di Annibale Ruccello, attore, regista, drammaturgo che ha saputo cogliere l’anima più autentica e contrastata della città di Napoli. Jennifer è un travestito, sognatore e romantico, che abita in un quartiere popolare della Napoli degli anni ’80. Chiuso in casa, aspetta la telefonata di Franco, l’ingegnere di Genova di cui è innamorato e al quale dedica continuamente la canzone Se perdo te di Patty Pravo, trasmessa da una stazione radio che nel frattempo lancia continui aggiornamenti su un serial killer che uccide i travestiti del quartiere.
Dal 26 al 29 luglio, Villa Campolieto ospiterà gli eventi conclusivi della 37ª edizione del Festival delle Ville Vesuviane, che celebra il connubio tra tradizione partenopea e musica universale, con spettacoli che spaziano dal processo tra Scarpetta e D’Annunzio a una potente interpretazione dei Carmina Burana.
Un inedito Russo, affiancato in scena da Sergio Del Prete, restituisce tutta la malinconia del testo senza sacrificarne l’irresistibile umorismo. Gabriele Russo, che affronta per la prima volta un testo di Ruccello, annuncia una messinscena dall’estetica potente, fedele al testo e, dunque, alle intenzioni dell’autore: “Ci atteniamo alle rigide regole e alle precise indicazioni che ci dà Ruccello stesso – spiega il regista – cercando di attraversare, analizzare, capire sera per sera, replica dopo replica, un testo strutturalmente perfetto, che delinea un personaggio così pieno di vita che pare ribellarsi alla mano di una regia che vuole piegarlo alla propria personalissima visione. Non è un testo su cui sovrascrivere ma in cui scavare, per tirare fuori sottotesti, possibilità, suggestioni, dubbi”.
Per Russo, il testo di Ruccello è lo specchio della città di Napoli.









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