Alta tensione alla Camera

La Camera blinda le chat di Delmastro: bagarre in Aula tra proteste, accuse e scontro sulla memoria di Scalfaro e Borsellino

Dopo il voto esplode la protesta delle opposizioni, mentre le parole del capogruppo di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami su Oscar Luigi Scalfaro e Paolo Borsellino infiammano ulteriormente il confronto politico, aprendo un nuovo fronte di polemiche.
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Roma – Il Parlamento sceglie di opporre il muro dell’articolo 68 della Costituzione. Con scrutinio segreto, l’Aula della Camera ha approvato con 206 voti favorevoli e 133 contrari la proposta formulata dalla Giunta per le autorizzazioni di negare alla Procura l’acquisizione delle chat contenute nel telefono del deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

La decisione arriva al termine di una seduta caratterizzata da tensioni continue e da un durissimo scontro politico, destinato ad alimentare ulteriormente le polemiche attorno alla vicenda giudiziaria che coinvolge l’esponente del partito di governo.

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Il provvedimento riguarda le conversazioni tra Delmastro e Pasquale Caroccia, ex appartenente alla Polizia penitenziaria, che i magistrati ritengono potenzialmente utili nell’ambito delle indagini.

Il caso Delmastro e il nodo delle chat

Il voto della Camera rappresenta uno dei passaggi più delicati della vicenda che vede coinvolto Delmastro, già al centro del procedimento culminato con la condanna in appello per rivelazione di segreto d’ufficio nel caso delle informazioni riservate sul detenuto anarchico Alfredo Cospito.

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Secondo la maggioranza, la richiesta della Procura riguarda comunicazioni parlamentari tutelate dalle garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione. Per le opposizioni, invece, il Parlamento avrebbe impedito agli inquirenti di acquisire elementi investigativi rilevanti, trasformando le prerogative parlamentari in uno strumento di protezione politica.
Pittalis: “Difendiamo la Costituzione, non ostacoliamo la magistratura”

Ad aprire il dibattito è stato il relatore della maggioranza nella Giunta per le autorizzazioni, Pietro Pittalis, che ha difeso la scelta del diniego.

Secondo Pittalis, negare l’acquisizione delle conversazioni non significa ostacolare le indagini, ma garantire il rispetto delle prerogative costituzionali del Parlamento.

L’esponente di Forza Italia ha respinto l’accusa di voler costruire uno “scudo” per Delmastro, definendo questa interpretazione “inconsistente e pericolosa”, ricordando inoltre che anche in passato il Movimento 5 Stelle aveva difeso le guarentigie parlamentari in vicende analoghe.

Proteste in Aula: cellulari alzati, deputati bendati e seduta sospesa

L’esito della votazione ha immediatamente fatto esplodere la protesta delle opposizioni.
I deputati del Movimento 5 Stelle hanno lasciato i propri scranni dirigendosi sotto i banchi della maggioranza con i cellulari sollevati al grido di “Fuori le chat”, mentre i parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi come gesto simbolico contro quella che definiscono una “scelta di opacità”.

L’emiciclo è stato attraversato da urla, cori e proteste tali da costringere la presidente di turno Anna Ascani a sospendere temporaneamente la seduta per riportare l’ordine.

Le parole di Bignami incendiano il dibattito

Ma il momento di maggiore tensione è arrivato durante la dichiarazione di voto del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che aveva anticipato un intervento destinato a suscitare polemiche.

Rivolgendosi ai banchi delle opposizioni, Bignami ha evocato la figura di Paolo Borsellino, sostenendo che per il Movimento Sociale Italiano fu una “sconfitta” non essere riuscito a far eleggere il magistrato alla Presidenza della Repubblica nel 1992.

Successivamente il capogruppo di FdI ha rivolto pesanti accuse all’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, affermando che avrebbe “liberato 300 mafiosi” in relazione alle vicende che seguirono alla stagione del 41-bis nei primi anni Novanta.

Le dichiarazioni hanno provocato un’immediata levata di scudi dai banchi dell’opposizione, con urla, proteste e continui richiami della vicepresidente della Camera Anna Ascani, che ha invitato Bignami a mantenere il rispetto dovuto a un Presidente emerito della Repubblica.

L’affondo delle opposizioni

Le opposizioni hanno definito le parole di Bignami una grave falsificazione storica. Il Partito Democratico, attraverso Andrea Casu, ha chiesto sanzioni per un intervento giudicato incompatibile con il rispetto delle istituzioni.

Il Movimento 5 Stelle, con Alfonso Colucci, ha parlato di un vero e proprio “vilipendio delle istituzioni”, mentre Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra ha invocato l’applicazione dell’articolo 60 del Regolamento della Camera, chiedendo provvedimenti disciplinari nei confronti del capogruppo di Fratelli d’Italia.

Anche la segretaria del Pd Elly Schlein è intervenuta duramente, sottolineando che la memoria di Paolo Borsellino “appartiene a tutto il Paese” e non può essere utilizzata come strumento di contrapposizione politica.

Bonelli: “Il Parlamento trasformato in uno scudo”

Ancora più duro il commento del deputato di AVS Angelo Bonelli, che ha accusato la maggioranza di aver impedito alla magistratura di accertare la verità.

Secondo Bonelli, Fratelli d’Italia avrebbe prima limitato l’accesso agli atti e poi bloccato l’acquisizione delle chat, trasformando il Parlamento in “uno scudo” a difesa di Delmastro. Da qui la richiesta formale di sospensione di Bignami per le dichiarazioni rivolte a Scalfaro.

Un voto destinato a lasciare il segno

Il caso Delmastro supera ormai il piano strettamente giudiziario e assume una dimensione politica e istituzionale sempre più marcata.

Da un lato la maggioranza rivendica la tutela delle prerogative costituzionali previste dall’articolo 68, sostenendo che nessun parlamentare possa vedere compromesse le proprie garanzie senza il vaglio della Camera.
Dall’altro le opposizioni parlano di un precedente pericoloso, accusando il centrodestra di utilizzare le immunità parlamentari come strumento per limitare l’attività investigativa della magistratura.

Le polemiche nate dopo il voto e le dichiarazioni di Galeazzo Bignami rischiano ora di prolungare lo scontro ben oltre l’Aula di Montecitorio, alimentando un confronto destinato a intrecciarsi con il dibattito sul rapporto tra politica, giustizia e istituzioni.

Contesto

Il quadro politico e giuridico attuale

La recente decisione della Camera di negare l'acquisizione delle chat di Delmastro solleva interrogativi sul rapporto tra politica e giustizia in Italia.

  • Articolo 68 della Costituzione: Protegge le comunicazioni parlamentari, limitando l'intervento della magistratura.
  • Tensioni politiche: Le opposizioni accusano la maggioranza di usare le immunità per proteggere membri del governo.
  • Implicazioni storiche: Le dichiarazioni di Bignami hanno riacceso il dibattito sulla memoria di figure come Borsellino e Scalfaro.
  • Proteste in Aula: Le opposizioni hanno manifestato contro la decisione, evidenziando la divisione tra maggioranza e opposizione.
  • Futuro del dibattito: Il caso Delmastro potrebbe influenzare ulteriormente il rapporto tra istituzioni e giustizia.
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