

“Il suicidio del giovanissimo detenuto peruviano – solo 21 anni – nel carcere di San Vittore Milano è già il quinto dall’inizio dell’anno e il terzo di detenuti stranieri (gli altri due a Regina Coeli-Roma e Piacenza). Qualcuno ha già dimenticato che nel 2022, sono state 84 le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario italiano: numero record da quando si registra il dato (dal 2000)”.
Lo afferma il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo: “il nuovo suicidio conferma due tendenze dello scorso anno: si abbassa l’età dei detenuti suicidi (la media è over 40 con numerosi over 30) e il 40% dei decessi sono extracomunitari a riprova che i giovani, insieme ai tossicodipendenti e a quanti hanno problemi psichici e con essi i giovani stranieri sono i più fragili e vulnerabili.
Purtroppo – dice Di Giacomo – in tutto il 2022 abbiamo ascoltato solo impegni politici e dichiarazioni di vecchi e nuovi parlamentari ed esponenti di Governo senza passare dalle parole di commozione (anche sincera) o generiche e di circostanza, quasi sempre le stesse, ai fatti. Sino al punto di produrre una sorta di assuefazione e ridurre il suicidio in cella a pochi righi in pagina di cronaca locale perché non fa più notizia. Con il nuovo anno ci aspettiamo che i buoni propositi per stoppare la ‘mattanza di Stato’, di quello Stato che ha in custodia vite umane e dovrebbe quindi garantirle, non facciano la fine di quelli del 2022.
Anche gli annunci per la costruzione di nuovi padiglioni lasciano il tempo che trovano mentre il Ministro Nordio sta pensando al recupero di vecchie caserme, idea non nuova che richiede comunque soldi e tempi non brevi di realizzazione.
Questa mattanza silenziosa deve finire con misure e azioni concreti perché lo Stato ha in
carico la vita dei detenuti e ne risponde. Si ascoltino le proposte del sindacato di polizia
penitenziaria che quotidianamente si misura con l’emergenza suicidi e si metta mano alla manovra di bilancio rimediando al taglio di spesa imposto all’Amministrazione Penitenziaria e al personale come primo segnale concreto di volontà di affrontare le numerose emergenze del carcere”.
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