Napoli, 3 carabinieri condannati in Appello: ribaltata l’assoluzione per la presunta sparizione di 66 chili di cocaina

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Giuseppe Del Gaudio
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È uno dei processi più delicati che negli ultimi anni hanno coinvolto appartenenti all’Arma dei Carabinieri impegnati nella lotta al narcotraffico in Campania. Al centro dell’inchiesta ci sono tre militari del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, accusati di avere tradito il proprio ruolo istituzionale durante un’importante operazione antidroga.

Secondo l’impianto accusatorio, i fatti risalgono al 19 gennaio 2019, quando, nell’ambito di un maxi sequestro di stupefacenti effettuato nel porto di Napoli, sarebbero stati sottratti da un container posto sotto sequestro 66 chilogrammi di cocaina.

Per la Procura, una parte di quella droga sarebbe stata successivamente consegnata all’ex collaboratore di giustizia ed ex narcotrafficante Francesco Casillo ‘a vurzella, che in cambio avrebbe fornito ai militari informazioni riservate utili per arresti e sequestri di droga.

Lo stesso Casillo ha inoltre sostenuto di avere corrisposto ai tre appartenenti all’Arma denaro e gioielli quale corrispettivo del presunto patto illecito.

Le accuse, formulate dal pubblico ministero Pierpaolo Filippelli, si fondavano in larga parte proprio sulle dichiarazioni rese da Casillo.

Il 18 luglio 2023, tuttavia, il Tribunale di Torre Annunziata aveva assolto tutti gli imputati, ritenendo non sufficientemente provata la loro responsabilità.

Il ribaltamento in secondo grado

La svolta è arrivata oggi con la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, chiamata a pronunciarsi sull’impugnazione presentata dalla Procura Generale.

La IV Sezione Penale, presieduta dal giudice Francesco Ciocia, ha completamente riformato il verdetto di primo grado.

Condannati il colonnello Pasquale Sario e il maresciallo Gaetano Desiderio, entrambi a 9 anni di reclusione, mentre all’appuntato Sandro Acunzo sono stati inflitti 14 anni.

Le pene risultano comunque inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura Generale, che aveva sollecitato condanne rispettivamente a 14, 14 e 18 anni. I giudici hanno inoltre escluso la contestata aggravante mafiosa.

La difesa: “Decisione inaspettata”

La difesa dei tre militari ha accolto con sorpresa la decisione della Corte d’Appello.
L’avvocato Roberto Russo, uno dei componenti del collegio difensivo, ha definito la sentenza “inaspettata”, sottolineando come il processo di primo grado si fosse concluso con l’assoluzione dopo un’istruttoria dibattimentale che, secondo la difesa, aveva evidenziato l’assenza di responsabilità degli imputati.
Per questo motivo i legali hanno già annunciato il ricorso davanti alla Corte di Cassazione, che sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente sulla vicenda.

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