Doping nel calcio, Brambati; “Prendevo Micoren come caramelle”

Adesso gli ex calciatori hanno paura. D’improvviso, dopo la morte di Gianluca Vialli, al solo ricordo delle pratiche utilizzate negli spogliatoi tra gli anni ’80 e ’90 a più di uno tremano i polsi, immaginando un possibile legame tra malattie e farmaci assunti durante la carriera.

Il primo è stato Dino Baggio, subito dopo Massimo Brambati, ex di Torino e Bari tra le altre, che dopo aver parlato dell’argomento su 7 Gold è tornato sul tema:“Sì, prendevo Micoren, che all’epoca non era sostanza proibita ma poi diventò proibitissima, come fossero caramelle – ha detto l’ex difensore, oggi opinionista televisivo, all’Italpress -, c’era un uso smodato di questo farmaco ma non solo, anche flebo in cui non so bene cosa ci fosse dentro e un altro preparato chiamato Animina.

All’epoca ho fatto diversi esami antidoping, tutti negativi, si trattava di farmaci leciti. Due anni dopo sono diventate tutte sostanze super dopanti e non ce le hanno date più. Oggi, quando c’è una morte inaspettata, ti vengono in mente certe cose che prendevi”.

Una pratica diffusa, la normalità nella preparazione delle partite (“Nello spogliatoio c’era il passaparola, ‘Hai fatto la flebo, hai preso il Micoren?’, ci si chiedeva tra compagni”), senza fare domande (“Se a 20 anni, senza la mediaticità di adesso, senza telefonini o altro, ti dicono di prendere qualcosa perché performi meglio, cosa fai?”) e constatando poi che sul campo la resa era migliore.

 Brambati: “Ci dicevano che aumentava la capacità polmonare”

“Dicevano che queste sostanze aumentavano la capacità polmonare – spiega Brambati -, per esempio potevi correre i 100 metri restando sulle 140 pulsazioni anziché 180, il che voleva dire poterli rifare subito dopo senza fatica, restando anche lucido nel gesto atletico. Avevo i riflessi aumentati di quattro o cinque volte, persino sotto sforzo”.

“Dopo una partita Contro il Napoli mio padre se ne accorse”

I ricordi tornano alla mente, così come a posteriori le mille domande su quello che le società davano agli atleti: “Una volta, dopo una partita contro il Napoli, andai a bere qualcosa con mio padre in un bar – ricorda Brambati, e lui vide che non riuscivo a tenere fermo il bicchiere perché tremavo. Mi chiese se mi davano qualcosa e gli risposi di sì. Mi disse di non farmi dare certe cose, ma continuai a prenderle”.

Brambati ha anche reso pubblico tutto quello che succedeva 20 anni fa, a inizio anni 2000, ma le sue parole sono cadute nel vuoto: “Ricordo che vennero le Iene sotto casa mia, e dopo avermi aspettato per ore sotto il portone parlai con loro.

Raccontai alle Iene cose successe con la Nazionale Olimpia a Seul nel 1988

Raccontai quello che succedeva anche durante le Olimpiadi di Seul nell’88 (Brambati faceva parte della Nazionale Olimpica, ndr), quando dopo le partite stavo sveglio fino alle 5 o alle 6 del mattino senza riuscire a prendere sonno. Dicevano che ci davano solo degli zuccheri.

Dopo l’intervista la Federazione mi minacciò, mandandomi anche una lettera di diffida. Ma da dopo quell’Olimpiade, quella in cui squalificarono per doping Ben Johnson, molte sostanze vennero considerate illecite. La verità è che ci davano della merda… Oggi quando sento cose che accadono ai calciatori del mio periodo, mi affido a Dio”.

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Redazione

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