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I doni dei re Magi: il significato e la simbologia

La storia dei tre re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre partirono dalle lontane terre d’Oriente, seguendo la stella cometa

Pubblicato da
Matteo Setaro

Si avvicina il giorno dell’Epifania e Chimicamo, portale di chimica che si occupa di divulgare contenuti scientifici, propone il significato e la simbologia dei doni dei re Magi.

L’Epifania si celebra il 6 gennaio ed è una ricorrenza cristiana che la Chiesa cattolica associa alla prima manifestazione della divinità di Gesù all’ umanità, con la visita solenne dei Magi arrivati da Oriente.

Secondo la tradizione i re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre partirono dalle lontane terre d’Oriente, seguendo la stella cometa, per giungere a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei. Secondo il Vangelo di Matteo i re Magi “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”.

Ciascuno di questi doni preziosi ha un significato simbolico e da essi proviene la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bimbi. L’oro, dalla sua scoperta che risale a circa 6000 anni fa, ha sempre avuto un ruolo speciale nella storia dell’umanità e, nei secoli, è stato considerato come un bene prezioso. Nel mondo antico l’oro era il metallo preferito essendo raro e inossidabile, associato alla luce, al sole, alla capacità di diffondere forza ed energia.

Portato da Melchiorre, il più anziano dei Magi, rappresenta il simbolo del riconoscimento della regalità di Gesù. Infatti, secondo la tradizione, l’oro era un dono riservato ai re per glorificarli e quindi il suo dono associa il bambino Gesù al re dei re. Il franchincenso, presente nell’incenso e nei profumi, è una resina aromatica ricavata da alcune specie del genere Boswellia, usato nei rituali religiosi perché dotato di virtù magiche e protettive. Nell’Antico Egitto l’incenso si bruciava per scacciare i demoni, evocare gli dei ma anche nel corso di riti funebri, poiché si riteneva che i suoi fumi accompagnassero l’ascesa delle anime al cielo.

Nella tradizione pagana le esalazioni prodotte dall’incenso che ardeva sugli altari avevano lo scopo di attirare gli dei e cercare di ottenerne la benevolenza.
Tuttora è usato nei rituali induisti, buddisti e scintoisti come offerta o per onorare gli dei e i propri avi. Fu il Magio Gaspare a portare l’incenso in dono a Gesù bambino riconoscendogli la sua natura divina visto che era solitamente offerto in sacrificio agli dei e bruciato nei loro templi.

La mirra è una gommaresina aromatica estratta da un albero del genere Commiphora pianta tipica di penisola arabica, Mesopotamia e India. La frazione volatile della mirra, che contribuisce al suo aroma particolare, è costituita da monoterpeni e sesquiterpeni.
Era già conosciuta nell’antico Egitto e utilizzata nell’imbalsamazione per le sue proprietà antisettiche e antimicotiche. Durante il processo di imbalsamazione, era bruciata per favorire l’ascesa del defunto verso gli dei e per chiedere la benevolenza di Ra, dio del Sole.

Nella Bibbia è citata molte volte e utilizzata come olio di unzione dei sacerdoti, per profumare le vesti utilizzate nelle cerimonie e come portatrice di saggezza.
La mirra è stata usata dalla medicina tradizionale per secoli e tuttora, per le sue proprietà, costituisce un ingrediente nei dentifrici e nei collutori. Portata in dono da Baldassarre il Magio dalla pelle scura, la mirra usata per il culto dei morti e per curare le ferite, celebra l’umanità di Gesù.

Ha inoltre il significato simbolico della cura, del medicamento e della carità. La mirra accompagnerà Gesù dalla sua nascita fino alla sua morte.
Durante la passione di Cristo secondo il Vangelo di Marco «condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese Quest’ultima era una bevanda inebriante, fatta per mitigare il dolore: ma Gesù la rifiuta del tutto. Nicodemo sul Golgota insieme a Giuseppe d’Arimatea, nella deposizione di Gesù dopo la crocifissione porta, secondo il vangelo di Giovanni “una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre” per la preparazione del suo corpo.

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Matteo Setaro

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