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Bimba uccisa, la confessione choc: “Mentre la colpivo ero girata, non volevo guardare”

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bimba uccisa
elena del pozzo

Bimba uccisa per il gip Martina Patti é una “madre spregiudicata, e da lei nessun pentimento”

La sua confessione choc è da brividi: “Ho portato Elena in questo campo e le ho fatto del male e non ricordo altro. Avevo una cosa lunga tipo un coltello, non ricordo dove l’ho preso, non so perche’ ce l’avevo”.

Nell’interrogatorio reso al gip, la Martina Patti, la mamma di Mascalucia che ha ucciso la figlia di quasi 5 anni, ha promunciato tanti “non ricordo” e sul momento in cui colpisce la piccola afferma: “Non ricordo bene, perche’ ero girata e non volevo guardare”.

Undici le coltellate inferte, una quella letale. La piccola non sarebbe morta immediatamente, in base gli esiti dell’autopsia. “Non ricordo – si legge ancora nell’ordinanza che ha confermato il carcere per la donna, definita “lucida e calcolatrice” e dotata di “istinto criminale”.

“Cosa sia passato nella mia mente quando ho colpito mia figlia, anzi posso dire che non mi e’ passato nessun pensiero, come se in quel momento fossi una persona diversa. Non ricordo la reazione della bambina mentre la colpivo, forse era ferma, ma ho un ricordo molto annebbiato. Non ricordo di aver sotterrato la bambina, ma sicuramente sono stata io”. 

Bimba uccisa, la piccola Elena aveva una busta nera in testa

Aveva una busta nera in testa Elena quando e’ stata assassinata dalla madre, Martina Patti. L’ipotesi investigativa ha trovato maggiore consistenza dopo che, durante accertamenti medico legali, e’ stata esaminata la busta con dei tagli compatibili con colpi di coltello. La ricostruzione e’ stata confermata da fonti della Procura.

Bimba uccisa, la confessione choc della madre dopo le rassicurazioni del padre

Martina Patti ha confessato di avere uccisa la figlia Elena, di 5 anni, solo dopo che suo padre “la rassicurava che il suo sentimento per lei non sarebbe mutato qualunque azione avesse commesso”. Poi la donna ha “rotto il silenzio e iniziato a confidarsi, affermando ‘la bambina non c’e’ più’ e mostrandosi disponibile a portarlo sul luogo dove aveva seppellito il cadavere di Elena”.

Sul posto sono stati anche trovati un pantaloncino di colore giallo e cinque sacchi per la spazzatura di colore nero. A pochi metri sono stati trovati anche due spuntoni in metallo e una zappa e una pala con dei manici in legno.

 “La estrema gravita’ del fatto, le modalita’ della condotta, la personalita’ dell’indagata” che “ha inscenato il finto rapimento con estrema lucidita’ e che, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, non ha manifestato alcun segno positivo di ravvedimento e pentimento, sono tutti elementi che denotano una particolare spregiudicatezza, insensibilita’ alle regole del vivere civile, assoluta mancanza di resipiscenza ed intensa volizione criminosa”.

Lo scrive il Gip Daniela Monaco Crea nell’ordinanza cautelare in carcere emessa nei confronti di Martina Patti per l’omicidio premeditato aggravato e l’occultamento del cadavere della figlia Elena, di 5 anni, rilevando che “cio’ induce a ritenere sussistente il pericolo di reiterazione criminosa di altri fatti violenti”.

 Per il gip, Martina Patti pericolosa e in grado di inquinare le prove

Il Gip ritiene inoltre che “ricorra anche il pericolo di inquinamento probatorio”. “Tentativi di inquinare – ricostruisce il giudice – sono stati invero gia’ compiuti sin dai momenti successivi l’omicidio, allorquando Martina Patti ha inscenato il falso rapimento, che ha caparbiamente sostenuto con i familiari e gli inquirenti ed essi potrebbero continuare se l’indagata fosse rimessa in liberta’, tenuto conto che le indagini sono ancora in fase inziale”.

Nella decisione pesano anche quelli che il Gip definisce i “perduranti silenzi dell’indagata su aspetti altamente rilevanti dell’indagine” che rischiano di “turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca e inquinando le relative fonti”. 

Giuseppe Del Gaudio
Giuseppe Del Gaudiohttps://www.cronachedellacampania.it
Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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