Ciro Grillo, figlio di Beppe Grillo fondatore del M5s, insieme con i suoi amici rischia 14 anni anni di carcere. Il processo inizierà il 16 marzo del 2022






Ciro Grillo, figlio del fondatore del M5S, e i tre amici Edoardo Capitta, e Vittorio Lauria  sono stati rinviati a  giudizio.

Lo ha deciso il gup del tribunale di Tempio Pausania, Caterina Interlandi. I quattro sono accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti una giovane studentessa italo-norvegese. Il procuratore di Tempio Gregorio Capasso, che ha gia’ annunciato che rappresentera’ l’accusa in giudizio, si e’ detto soddisfatto perche’, ha sottolineato, “l’impianto accusatorio a retto”.

I difensori degli imputati, subito dopo la comunicazione del giudice delle udienze preliminari, hanno abbandonato il tribunale in silenzio. Solo l’avvocato Gennaro Velle si e’ soffermato con i giornalisti che attendevano fuori dall’aula: “Andremo al dibattimento e vedremo”, ha detto, sottolineando che “quello dell’udienza preliminare e’ solo un passaggio tecnico”. La prima udienza e’ stata fissata per il 16 marzo del 2022.

Da quanto emerso dai verbali della denuncia e dagli interrogatori, la giovane vittima aveva raccontato di essere stata costretta a un rapporto con uno degli amici dei per poi essere poi stata violentata fino al mattino dagli altri tre.

Tutti gli imputati avevano ammesso il sesso di gruppo, ma sostenendo che la ragazza fosse consenziente. La notizia si era diffusa nel settembre 2019 dopo che la giovane, 8 giorni dopo la notte della presunta violenza di gruppo aveva denunciato tutto ai carabinieri di Milano. Erano scatatte le indagini, chiuse il 20 novembre 2020. Nel frattempo, sono emersi video e dettagli sulla notte incriminata.

E mentre la decisione del gup sull’udienza di rinvio a giudizio tardava ad arrivare, nell’aprile scorso, inatteso, era intervenuto nella vicenda Beppe Grillo. Un lungo sfogo con un video sulla sua pagina Facebook che seguiva la diffusione a mezzo stampa di alcuni stralci dell’indagine.

 

Il video aveva scatenato un vespaio di reazioni e polemiche, con strascichi anche nei palazzi della politica, persino tra le fila del M5S. Ma soprattutto portava nuovamente la vicenda alla ribalta. Si susseguivano le interviste ai protagonisti diretti o marginali della storia, la vicenda creava tensioni politiche, ma anche all’interno della cerchia dei legali che difendono i giovani, tanto che il 29 aprile l’avvocato di Vittorio Lauria, Paolo Costa, aveva rimesso il mandato per “divergenze sulla condotta extraprocessuale”.

Un nuovo ‘colpo di scena’ arrivava il 3 maggio, quando la procura di Tempio Pausania, che coordina le indagini, riformulava un capo di imputazione, depositando un secondo avviso di conclusione delle indagini (che segue quello del novembre 2020), che comprendeva anche gli ulteriori interrogatori dei quattro ragazzi, resi su richiesta degli avvocati difensori.

Il capo di imputazione e’ relativo al secondo episodio, ovvero quello della fotografia fatta da tre degli indagati con i genitali appoggiati sul volto dell’amica di Silvia addormentata sul divano. Infine, il 4 giugno, la vicenda arrivava ad una tappa cruciale: dopo la diffusione della notizia dell’interrogatorio di Ciro Grillo, avvenuto nella caserma dei carabinieri di Genova, arrivava quella relativa alla decisione della Procura di Tempio Pausania.

I pm avevano depositato in quelle ore la richiesta di rinvio a giudizio per i 4 indagati. Il 21 ottobre si era diffusa la notizia che i legali dei ragazzi avevano scelto tutti il rito ordinario, tralasciando l’opzione abbreviato che, in caso di condanna, avrebbe portato ad uno sconto di pena. Hanno preferito rischiare il giudizio e il gup di Tempio, dopo due ore scarse si camera di consiglio, ha deciso in tal senso. Il 16 marzo, salvo rinvii o altri colpi di scena, iniziera’ un che si annuncia lungo e complicato.

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