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Ucciso per errore dalla camorra, la figlia scrive a Mattarella

Tardivo riconoscimento vittima innocente

Pubblicato da
Fabio Testa

Ucciso per errore dalla camorra perché somigliava a un boss. La figlia scrive a Mattarella

“Giustizia per mio padre vittima innocente di camorra“, recita l’appello di Marianna Ferrillo, figlia di Mario ucciso nel 1986 dai sicari della camorra che lo scambiarono per un boss.

L’appello della figlia di Mario Ferrillo è rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Marianna Ferrillo, figlia di Mario

“Mio padre – si legge nella lettera – venne trucidato mentre si trovava nel negozio di un suo amico a Licola sul litorale domizio. I killer prima di sparare lo chiamarono Gennaro. Dopo un mese, nello stesso luogo, uccisero un certo Gennaro Troise esponente malavitoso. Era lui il bersaglio e la loro somiglianza fisica portò i killer giorni prima a sbagliare persona, ma mio padre era un uomo perbene, mentre l’altro era un camorrista”.

“Io – continua Marianna – all’epoca avevo dieci anni e mia madre ha cresciuto noi quattro figli, portando dentro un grande dolore, ma con la dignità di grande lavoratrice, dandoci istruzione e trasmettendoci educazione e rispetto”.

Archiviazione del caso

Il caso fu archiviato nel 1987 senza colpevoli e senza il riconoscimento da parte dello Stato di vittima innocente della criminalità organizzata. “L’ umiliazione per mia madre fu grande quando le dissero che non le spettava niente e che sarebbe stato meglio per mio padre e per noi che fosse morto ‘cadendo da un’impalcatura. Magari così glielo pagavano’ parole che lei ha ripetuto per anni con gli occhi pieni di lacrime”.

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Nel 2007 la famiglia Ferrillo appellandosi alla legge 302/90 per le vittime di mafia ottenne una sentenza favorevole con il riconoscimento per Mario di vittima innocente ma senza poter beneficiare, per avvenuta prescrizione, del risarcimento previsto.

“Nel suo discorso del 21 marzo, nella giornata della memoria delle vittime di mafia – conclude la lettera – lei ha detto che ogni uomo ha diritto alla vita, la stessa che al mio papà è stata tolta. Mio padre nessuno me lo ridarà, ma per il dolore che è stato inflitto a mia madre e a tutta la famiglia chiedo giustizia”.

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Fabio Testa

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