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Avitabile e i Bottari di Portico di Caserta a Sanremo per un omaggio a Carosone

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Il maestro Enzo Avitabile sarà ospite al Festival di Sanremo accompagnato dai Bottari di Portico di Caserta per un omaggio a Renato Carosone

Mercoledì prossimo, il cantautore e compositore partenopeo duetterà con Fiorello in un omaggio a Renato Carosone. Con loro anche i Bottari di Portico di Caserta, ensemble di percussionisti che suonano botti, falci e tini riprendendo una antica tradizione di Terra di Lavoro, che scandisce arcaici ritmi processionali.

Il 3 marzo, nel corso della seconda serata del 71° Festival della Canzone Italiana, Avitabile e Fiorello accompagnati dall’Orchestra del festival e dai Bottari eseguiranno una rilettura di “Caravan Petrol”, brano di Carosone pubblicato nel 1958 insieme a “‘O Sarracino”.

Avitabile ritorna sul palco dell’Ariston a distanza di 3 anni dalla sua prima partecipazione al Festival, nel 2018 con il brano “Il coraggio di ogni giorno”, insieme con Peppe Servillo degli Avion Travel. Questa volta non sarà in gara ma parteciperà come ospite portando un classico della canzone napoletana riletto in chiave contemporanea.

“Tornare a Sanremo mi riempie di gioia – dice Avitabile – eseguire al festival un brano di Carosone con il mio amico Fiorello è una grande emozione. Renato Carosone è stato un precursore, un maestro. Ha anticipato generi e stili e accolto linguaggi differenti nella sua musica che non ha età. Mi piaceva rendergli omaggio a 20 anni dalla sua morte e a 101 dalla sua nascita. Viva Carosone”.

Con un linguaggio musicale originale, Enzo Avitabile è uno dei riferimenti della world music internazionale. Ha duettato con star come James Brown e Tina Turner, Bob Geldof e Randy Crawford. Ha condiviso il palco e registrato brani con i nomi importanti della musica etnica e del folk mondiale: Mori Kante, Afrika Bambaataa, Trilok Gurtu, Khaled, Manu Dibango, Richie Havens, Eliades Ochoa. Il regista premio Oscar, Jonathan Demme gli ha dedicato un docufilm, “Music Life”, che racconta la sua vita/musica.

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La sua è una dichiarazione d’amore al Mezzogiorno, ma anche un atto di rivincita culturale. “Nel 2014 mi chiesero di cambiare il ritornello di ‘Nu juorno buono’, volevano l’italiano, dicevano che il rap in dialetto non avrebbe fatto strada. Ma io ho vinto Sanremo Giovani cantando in napoletano. E oggi tutti lo cantano, anche chi napoletano non è”. La lingua diventa così resistenza e orgoglio, “poesia” fatta di infanzia, dolore e gioia.

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