Sono stati tutti scarcerati i componenti della famiglia Cesarano, di Castellammare e Scafati, titolari di imprese di pompe funebri finiti agli arresti domiciliari due settimane fa nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli che li accusava di legami con il clan D’Alessandro. Cesarano Saturno, Cesarano Alfonso (62enne), Cesarano Giulio, Cesarano Catello e Cioffi Michele. (di Vico Equense e unico non della famiglia) hanno ricevuto la misura cautelare del divieto di esercitare il loro lavoro per un anno. Le accuse nei loro confronti nell’ordinanza firmata dal gip Giovanna Cervo erano di trasferimento fraudolento di valori in concorso, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per agevolare il raggiungimento delle finalità illecite dell’associazione di tipo mafioso denominata clan D’Alessandro, nonché avvalendosi della forza intimidatrice della predetta organizzazione. L’unico che era in carcere e che rimane ancora in cella è Alfonso Cesarano classe 57 accusato di essere il “dominus” di tutta la famiglia e legato a doppio filo alla cosca dei D’Alessandro di Castellammare. L’imprenditore si è difeso a spada tratta e ora si resta in attesa che i giudici del Riesame valutino entro domani anche la sua posizione. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Claudio Botti e Antonio Briganti per Cesarano Alfonso ’58, avvocati Paolo Trofino e Marco Longobardi (esperto in diritto amministrativo e societario per I riesami reali) per Cesarano Alfonso ’57, Saturno e Catello Cesarano e Michele Cioffi difesi dagli avvocati Gennaro Somma e Marco Longobardi e infine l’avvocato Bruno La Rosa per Cesarano Giulio.

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