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Castellammare di Stabia

Castellammare, 5 pentiti accusano l’imprenditore delle pompe funebri: ‘Alfonso Cesarano era a disposizione del clan D’Alessandro’

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Castellammare di Stabia. A descrivere la figura di , finito nel penitenziario di Secondigliano per un’ordinanza di misura cautelare, sono i collaboratori di giustizia , , , , e . Gli altri indagati, , il 62enne Cesarano Alfonso, , e sono ai domiciliari. Sono tutti ritenuti responsabili a vario titolo di concorso nel trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per agevolare il raggiungimento delle finalità illecite dell’associazione di tipo mafioso denominata clan D’Alessandro, nonché avvalendosi della forza intimidatrice della predetta organizzazione.
Tutti parlano di come soggetto contiguo alla criminalità organizzata stabiese e disposizione di essa in cambio del mantenimento della gestione, in forma monopolistica, del servizio di onoranze funebri. ha riferito agli investigatori del rapporto di amicizia tra Cavaliere Alfonso, uno dei killer del Consigliere Comunale Gino Tommasino, e che metteva a disposizione dei D’Alessandro una sua struttura alberghiera dove il clan si incontrava e occultava armi e munizioni. Alfonso “non l’ho mai visto fisicamente – racconta Polito – in una sola occasione mi mandò giù alle pompe funebri per chiedere al predetto Cesarano Alfonso la disponibilità dell’albergo. era molto amico di Cesarano Alfonso”. “Ci appoggiavamo all’albergo per stare tranquilli in quanto in quel periodo spesso eravamo ricercati dalle forze dell’Ordine. In un’occasione vi ha trovato rifugio anche Lucchese Antonio, latitante ricercato dai carabinieri per un’estorsione ai danni di un ristorante. Devo precisarvi che, dopo l’arresto avvenuto all’intento di quella struttura alberghiera di Lucchese Antonio, il predetto albergo era oggetto di indagine da parte dei Carabinieri. Nei giorni che seguirono, su indicazione di , mi recai nuovamente all’albergo per prelevare un’ arma, una pistola calibro 7.65 che era del clan, che avevamo lasciato incustodita in una delle stanze dell’albergo e che i carabinieri non avevano trovato perché si trovava all’interno di una stanza adiacente a quella dove era nascosto Antonio Lucchese. In quella occasione, il portiere dell’albergo, sempre Io stesso, unitamente ad urta donna che conoscevo per essere di Scanzano ma che non avevo mai visto all’interno dell’albergo, mi impedirono di salire e fu proprio la signora a dirmi che eravamo stati noi a far chiudere l’albergo. Avvisai di ciò Cavaliere Renato che l’indomani mi disse di andare nuovamente all’ albergo, bussare al citofono e la persona che mi avrebbe aperto, evidentemente mi aspettava, sapeva che dovevo andare sotto al garage, un posto preciso che mi spiegò il Cavaliere, dove avrei trovato la predetta pistola avvolta in un fazzoletto bianco che evidentemente qualcuno dalla stanza aveva spostato laggiù. In quella occasione vi era un’altra persona che mi apri perché il portiere che conosciamo noi di solito lavorava di notte. Devo dirle che nel periodo in cui ho frequentato il predetto albergo ho visto all’interno Maria D’Alessandro, figlia di Luigi e sorella di Pasquale D’Alessandro alias ‘o nir, che, tuttavia, non faceva mai nulla e infatti, benché assunta come donna di pulizia, tali mansioni venivano svolte esclusivamente da un’altra signora. Devo aggiungere che, dopo l’arresto di Cavaliere Renato e l’arresto di Antonio Lucchese, “perdemmo” la disponibilità dell’albergo: infatti Belviso Salvatore mi disse che avevamo perso tale disponibilità e che quindi, ora, potevamo chiedere una tangente all’albergo che cadeva in zona Scanzano. Di lì a poco siamo stati arrestati e quindi non so dirvi se questa tangente è stata mai chiesta”. Secondo la Procura le dichiarazioni del collaboratore di giustizia sono lineari, cronologicamente corrette e coerenti con gli esiti investigativi. nel raccontare il rapporto tra l’imprenditore e il clan dice che “Il rapporto era gestito soprattutto da Renato Cavaliere” e che “doveva – dice Belviso – presentarmi a Cesarano Alfonso quale suo referente. Cesarano Alfonso era a disposizione del clan D’Alessandro proprio in quanto esponente del clan amico dei Cesarano”.
(1.Continua)

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Castellammare di Stabia

Castellammare, truffa a 250mila euro alla compagnia assicurativa: preso

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Castellammare, truffa a 250mila euro alla compagnia assicurativa: preso.

E’ accusato di avere ripetutamente truffato una nota compagnia assicurativa: un 46enne che abita a Castellammare di Stabia  ma risulta residente nel Milanese, e’ stato arrestato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Salerno. Il suo nome e’ spuntato fuori nell’ambito di un’altra indagine delle Fiamme Gialle e, proprio per questo motivo, era stato convocato in caserma per essere ascoltato. E lui, senza sapere di essere stato condannato in contumacia dal Tribunale di Milano, si e’ mostrato estremamente collaborativo con i finanzieri i quali pero’, dai controlli, hanno scoperto che era destinatario di una sentenza definitiva e che, disponendo il cumulo delle pene detentive nel tempo irrogate, gli era stato revocato il beneficio della sospensione condizionale.

Da qui la condanna a scontare effettivamente sei anni e mezzo di reclusione, per aver causato un danno di quasi 250mila euro alla societa’ di assicurazioni per la quale lavorava. Nella sua qualita’ di sub-agente, l’uomo aveva concluso circa 500 contratti di copertura rc-auto (che avevano fruttato provvigioni complessivamente quantificate in oltre 37mila euro), riportando false informazioni sui contraenti, per determinare premi assicurativi nettamente inferiori agli importi dovuti.

Dopo la pronuncia dei giudici, il condannato si era reso – a sua insaputa – di fatto irreperibile. Su delega dell’autorita’ giudiziaria meneghina, i finanzieri di Nocera Inferiore hanno quindi provveduto all’esecuzione della misura restrittiva. L’arrestato e’ stato rinchiuso nel carcere di Fuorni, dove ha iniziato a scontare la condanna inflitta

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Castellammare di Stabia

Poste Italiane, dipendente viene nominato “Maestro del Lavoro” a Castellammare di Stabia

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Poste Italiane partecipa con i suoi dipendenti per l’undicesimo anno consecutivo al conferimento dell’onorificenza “Stelle al Merito del Lavoro”, assegnata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Commissione nazionale istituita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha deciso di assegnare ai dipendenti del Gruppo Poste Italiane 92 Stelle al Merito, su tutto il territorio nazionale, in rappresentanza della maggior parte dei mestieri presenti in azienda.
In attesa del conferimento formale a cura della Prefettura di Napoli per meriti “di perizia, laboriosità e buona condotta morale”, Giovanni Piccirillo, Specialista del settore recapito, neo pensionato, ha ricevuto un attestato di stima e riconoscimento da parte dell’azienda.

Le Stelle al Merito sono concesse ogni anno alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti di Aziende pubbliche e private, con età minima di 50 anni e anzianità lavorativa continuativa di almeno 25. Il 50% è riservato a coloro che hanno iniziato la loro attività dai livelli contrattuali più bassi e si sono distinti per il loro contributo umano e professionale in azienda.

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