Per i commissari, se non venisse “immediatamente ordinato” ad ArcelorMittal “di sospendere qualsiasi attività prodromica alla cessazione della esecuzione dei contratti di affitto e alla restituzione dei complessi aziendali, si determinerebbero infatti danni incalcolabili e largamente irreversibili sia a carico delle società del gruppo Ilva che, in via immediata e diretta, della intera collettività”. Lo si legge in un passaggio del ricorso d’urgenza depositato dai commissari Ilva venerdì scorso, che verrà discusso nel corso dell’udienza del 27 novembre prossimo davanti al gip di Milano Raffaella Mascarino. In particolare, “il già preannunciato – e gradualmente in corso di esecuzione – spegnimento degli impianti produttivi” da parte di ArcelorMittal “determinerebbe l’interruzione della continuità produttiva (che costituisce un interesse legislativamente tutelato) danni gravissimi e potenzialmente definitivi ai cespiti aziendali, e quindi all’integrità ed alla funzionalità dei rami d’azienda in ragione di aspetti di natura tecnica sostanzialmente incontrovertibili (e riteniamo incontroversi) gli altiforni dello stabilimento di Taranto devono infatti essere mantenuti in marcia in via continuativa a temperature non inferiori a determinati livelli, ed il loro spegnimento – anche parziale – per tempi eccedenti quelli della normale manutenzione ne comprometterebbe un ritorno al funzionamento a pieno regime, e causerebbe problemi di sicurezza di enorme rilevanza”.”In molti degli impianti ubicati nella cosiddetta area a caldo dello stabilimento di Taranto vengono processate materie prime ad elevate temperature – si legge ancora nel ricorso – grazie all’impiego di idonei rivestimenti in mattoni refrattari capaci di resistere a temperature estremamente elevate: la vita tecnica media dei forni per la produzione del coke e degli altiforni si attesta intorno ai 20 anni, ma solo a condizione che gli impianti, ed in particolare i refrattari che costituiscono la componente nobile degli stessi, non subiscano raffreddamenti improvvisi o totali”.

Renato Pagano
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