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Caserta e Provincia

Caccia ai banditi della rapina stile ‘Action Movie’

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Un colpo in stile “action movie”, con un intero quartiere che diventa la “scena” di un crimine. E’ accaduto ad Aversa, dove un commando di banditi ha assaltato la filiale Unicredit di piazza Vittorio Emanuele II, in pieno centro, dopo aver bloccato le strade d’accesso dell’esteso centro storico di Aversa per razziare via il contenuto di decine di cassette di sicurezza, circa novanta. Banditi in azione anche a Sale, nell’Alessandrino, dove il bersaglio era un furgone portavalori, ma i carabinieri li hanno messi in fuga rispondendo al fuoco delle raffiche di kalashnikov sparate dai malviventi. Ad Aversa l’epilogo e’ stato diverso: qui le forze dell’ordine sono arrivate quando era troppo tardi, e dei banditi non c’era più traccia. In strada sono pero’ rimasti abbandonati dai malviventi in fuga i mezzi messi di traverso per bloccare l’accesso al centro: un camion era parcheggiato sotto l’Arco dell’Annunziata, porta d’accesso alle piazze e ai vicoletti di Aversa, un altro nei pressi di Parco Pozzi, polmone verde della città, un’auto all’imbocco di via Vittorio Emanuele II, a poca distanza dal Municipio, e un ultimo camion davanti piazzetta Don Diana; una strategia che ha ritardato l’arrivo delle forze dell’ordine, permettendo ai banditi di dileguarsi. “L’episodio è di rilevante gravità, perché dimostra la capacita’ delle organizzazioni criminali di pianificare colpi ricorrendo a tecniche militari” ha detto il Procuratore della Repubblica di Napoli Nord Francesco Greco, ufficio che ha sede proprio nel centro di Aversa. Il colpo è avvenuto in piena notte, tra le 4 e 5. Ad avvisare il 113 è stata una donna residente nelle vicinanze della banca. “Stanno svaligiando la banca, correte” ha urlato al telefono. Una volante della Polizia di Stato e due pattuglie dei Carabinieri si sono dirette verso piazza Vittorio Emanuele II, ma hanno trovato tutti gli accessi sbarrati dai mezzi abbandonati dai banditi. Una volta giunti sul posto, la scena era quella di un assalto in piena regola, organizzato nei minimi dettagli. I vetri blindati della filiale erano in frantumi, e numerose cassette di sicurezza erano divelte e prive del contenuto. Le indagini della Polizia di Stato, affidate al commissariato di Aversa, sono partite immediatamente; gli investigatori hanno acquisito le immagini della videosorveglianza interna ed esterna dell’istituto di credito e quelle piazzate lungo le varie strade, sentendo anche numerosi testimoni, soprattutto residenti svegliati nel sonno dal fragore dei vetri blindati che andavano in pezzi, probabilmente per l’uso di un camion dotato di braccio meccanico o di un’auto ariete. L’ipotesi e’ che in azione sia entrato un commando formato da una decina di persone, o anche di più, abili professionisti del furto per un colpo organizzato meticolosamente. I banditi probabilmente sono andati a colpo sicuro, sapendo di ottenere un buon bottino con la cassette. Un raid dalle modalita’ analoghe avvenne nell’ottobre scorso ad Afragola, nel Napoletano; in quella circostanza i banditi bloccarono tre strade d’accesso alla filiale Unicredit mettendo degli autobus di traverso, ma non riuscirono a consumare il colpo perché messi in fuga da un imprevisto, ovvero dalla rottura del braccio meccanico con cui tentavano di sfondare la vetrina blindata della banca.

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Campania

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati

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carcere santa maria capua vetere

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati.

 

Botta e risposta a distanza tra il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello e il sindacato Uspp: ad innescare le polemiche e’ stato un video registrato dal sistema di video sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere che, secondo il garante rappresenterebbe la prova “principe” dei pestaggi avvenuti nell’istituto di pena casertano durante il lockdown, dopo una protesta dei detenuti. Un episodio che risale al 6 aprile e che al momento vede iscritti nei registro degli indagati 57 agenti, accusati di abuso di potere e tortura.

 

Presunte vittime e presunti carnefici, secondo il garante, condividerebbero ancora lo stesso tetto, il reparto Nilo. Soprattutto ci sarebbero ora queste immagini che inchioderebbero gli agenti alle loro responsabilita’. Si tratterebbe di video della videosorveglianza interna del carcere, acquisito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcuni mesi fa e sul quale il lavoro investigativo sarebbe finito. “Ora ci sono le immagini che provano le violenze”, dice il garante dei detenuti per la Campania Samuele Ciambriello, tra i primi a denunciare i presunti abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

“Forse gli agenti pensavano che le telecamere non funzionassero o, cosa ancora piu’ grave – osserva Ciambriello – credevano di restare impuniti; ma cosi’ non e’ stato. Nel carcere – prosegue – il clima e’ ancora troppo pesante tra detenuti e agenti della penitenziaria a causa dell’indagine sui pestaggi di aprile, che potrebbe allargarsi ad altri agenti. Solo pochi detenuti sono stati trasferiti, la maggior parte e’ rimasta nello stesso reparto, il Nilo, dove avvennero i pestaggi, insieme agli stessi agenti denunciati. Non capisco – prosegue – perche’ il Dap non intervenga con i trasferimenti di tutti i detenuti o dei poliziotti coinvolti nella vicenda”. Antitetiche invece le parole del segretario regionale dell’Uspp Ciro Auricchio.

“A Santa Maria il clima non e’ teso, contrariamente a quanto ha dichiarato il garante. Il 24 settembre e’ entrato in servizio un nuovo comandante e gli agenti continuano a lavorare rispettando la legalita’”. Riguardo alla presenza dei poliziotti penitenziari indagati nei reparti dove sono avvenute le presunte violenze, Auricchio e il presidente nazionale dell’Uspp Giuseppe Moretti smentiscono: “gli agenti prestano servizio esclusivamente nei settori esterni all’area detentiva. Abbiamo piena fiducia nella magistratura, lasciamo lavorare gli inquirenti su una delicata vicenda strumentalizzata dalla politica. Come sindacato ribadiamo che gli agenti non sono torturatori ma hanno garantito e garantiscono la sicurezza nelle carceri”.

L’indagine sulle presunte violenze nacque dalle segnalazioni dello stesso Ciambriello, di associazioni come Antigone e dalle denunce dei familiari dei detenuti. I presunti pestaggi avvennero il 6 aprile scorso – in pieno lockdown – quando centinaia di agenti, non solo del carcere casertano, ma anche di altre carceri e di reparti speciali come il Gruppo operativo mobile), intervennero a Santa Maria Capua Vetere per perquisire i detenuti del Reparto Nilo, dopo una rivolta scattata a seguito della positivita’ al covid-19 di un recluso. Dell’inchiesta se ne seppe lo scorso giugno, quando i carabinieri notificarono alcuni decreti di perquisizione agli agenti indagati all’esterno del carcere, provocando la reazione dei poliziotti che ritennero le modalita’ di “troppo spettacolari”; al vaglio dei magistrati c’era la posizione di altri agenti, afferma ancora Ciambriello che paventa un allargamento dell’inchiesta non confermato e neppure smentito dagli inquirenti: “Le immagini in possesso della Procura – spiega – potrebbero aver portato all’identificazione di altri responsabili delle violenze”.

 

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Caserta e Provincia

Collusione con i Casalesi: Nicola Cosentino assolto dopo 9 anni

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I giudici della corte di Appello di Napoli hanno assolto l’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, nell’ambito dell’inchiesta ‘Il principe e la (scheda) ballerina’, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi nel cuore di Casal di Principe. Cadono dopo 9 anni le accuse di collusione con la camorra.

Era il 2011 quando i giudici diedero il via libera agli arresti in nome dell’inchiesta “Il principe e la (scheda) ballerina”, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi, economia malata e affari nel cuore di Casal di Principe. Al centro, la costruzione – mai avvenuta – del centro commerciale Il Principe a Casale. E così, l’indagine dal titolo preso in prestito dal film commedia con Marilyn Monroe, divenne ordinanza firmata dal gip Egle Pilla del tribunale di Napoli.

Oltre 50 le ordinanze di custodia cautelare, venti le condanne in primo grado con rito ordinario. Oggi, i giudici della corte di Apello di Napoli hanno assolto tutti gli imputati. Fra loro, l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, già assolto anche in Cassazione nell’ambito di un un altro processo sul monopolio dei carburanti. Questa è la seconda vittoria giudiziaria per Cosentino, coinvolto in inchieste su camorra e politica dal 2009 a oggi. Durante il processo Il principe e la ballerina, alcuni imputati sono anche morti, in attesa del giudizio definitivo. Come Nicola Di Caterino, condannato a 11 anni di reclusione; alla fine dello stesso dibattimento Nicola Cosentino aveva incassato una condanna a 5 anni e mezzo.
Assolto anche l’imprenditore Gaetano Iorio. Già una volta l’imprenditore era stato assolto in Cassazione nel processo Spartacus

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