San Marino. Aveva detto al marito e alla Gendarmeria di essere stata aggredita da un uomo di colore che, dopo averle chiesto soldi, le aveva messo le mani addosso. Per tutta risposta, il coniuge aveva organizzando una spedizione punitiva alla casa di accoglienza per migranti di Valdragone a San Marino, bloccata dalla forze dell’ordine. Ora però la donna, 46 anni originaria di Napoli e residente sul Titano, è stata rinviata a giudizio per simulazione di reato, il marito per ingiurie con l’aggravante dell’odio razziale. Marito e moglie, oltre a un conoscente della coppia anch’egli a giudizio ma nel frattempo deceduto, sarebbero simpatizzati di un gruppo sui social media denominato ‘no migranti’ di San Marino. Ieri è iniziato il processo a carico della donna, mentre per il marito la data non è stata ancora fissata. In apertura di udienza, il procuratore del fisco, la pubblica accusa nel processo sammarinese, Roberto Cesarini, ha chiesto l’acquisizione dei tabulati telefonici del cellulare della 46enne perchè c’è il sospetto che prima ancora che la donna chiedesse aiuto, il marito fosse già in azione alla casa di accoglienza per migranti. Inoltre sul luogo della simulata aggressione ci sono telecamere a circuito a chiuso che indicano come, nella sera in questione, la donna non fu avvicinata da nessuno. Il giudice di primo grado, Roberto Battaglino, si è riservato di decidere sulla richiesta del procuratore di una perizia sui tabulati telefonici e l’udienza è stata aggiornata.
Napoletana simulò l’aggressione di un migrante e il marito organizzò un blitz punitivo: rinviati a giudizio
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