Spagna, la Procura anticorruzione indaga su tangenti al re Juan Carlos

La Procura anticorruzione spagnola ha ionterrigatyo a Londra Corinna zu Sayn-Wittgenstein, ex amante del re emerito Juan Carlos, secondo la quale l’allora monarca aveva riscosso nel 2011 una tangente su una commessa ferroviaria in Arabia Saudita. La stampa spagnola aveva pubblicato infatti l’anno scorso delle registrazioni in cui Corinna raccontava delle tangenti ricevute da Juan Carlos in occasione della firma del contratto per una linea ad alta velocità dalla Mecca a Medina, aggiudicato ad un’azienda spagnola anche grazie alla mediazione personale del sovrano. Stando alle registrazioni – ottenute a insaputa delle persone coinvolte dall’ex commisario di polizia José Villarejo, oggi in carcere, a scopo ricattatorio – Juan Carlos avrebbe preteso il pagamento di una commissione milionaria per la concessione di un appalto ferroviario saudita all’azienda spagnola Ohl, in cui aveva svolto un ruolo di mediazione; i soldi sarebbero invece andati almeno inizialmente alla moglie di Adnan Khasoggi, l’iraniana Sahpari Zanganeh, coinvolta nella trattativa dal titolare dell’Ohl, Juan Miguel Villar-Mir. Questi, stando al racconto di Corinna (e come peraltro smentito da lui stesso), si sarebbe rifiutato di pagare il monarca e la stessa Zu Sayn-Wittgenstein avrebbe consigliato a Juan Carlos di “non toccare denaro proveniente dall’Iran”: “Sei pagato dallo Stato per rappresentare l’industria spagnola, non puoi accettarlo”; tuttavia, nel 2012 la donna notò un ingente trasferimento bancario e il re spiegò che proveniva dall’Arabia saudita. Secondo fonti giudiziarie spagnole la procura ha deciso alla fine del 2018 di procedere per verificare se esistano degli elementi sufficienti per un’accusa di corruzione nel quadro di una transazione internazionale, un’inchiesta che riguarderebbe più gli imprenditori coinvolti nell’appalto che non Juan Carlos, il quale in quanto Capo di Stato gode ancora dell’immunità. Il legale della donna ha precisato che Corinna ha riferito agli inquirenti su “quanto delle terze persone le avevano riportato in merito al contratto sull’alta velocità”, sottolineando “la limitatezza dei fatti” di cui era direttamente a conoscenza.

Renato Pagano
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