La Faisa Confail: ‘Ctp ostaggio della casta, pronti a ricorrere alla magistratura’

Stamane si è tenuta presso la direzione di Ctp una riunione tra il presidente Gianluca Iazeolla ed i massimi responsabili della Faisa Confail Campania. All’ordine del giorno il problema delle deleghe sindacali. “Abbiamo appurato, come già pensavamo – dichiara Domenico Monaco della segreteria regionale Faisa Confail Campania – che ci sono stati illeciti e violazione della privacy ai danni della nostra organizzazione, ledendo così il rispetto normativo in diritto di trasparenza. Lo step successivo sarebbe quello di tirare in ballo i lavoratori, sottoponendoli a perizia calligrafica ed eventuale querela, ma nascendo come organizzazione sindacale a tutela dei diritti del lavoratore si è convenuti di lasciar correre con l’auspicio e la promessa che non ci saranno più aberranti irregolarità di questo genere. Ritengo inoltre – continua Monaco – grave il comportamento aziendale in materia di contestazioni ai lavoratori, bypassando di fatto le più elementari regole in materia disciplinare, che ricordo sono normate dalla L.148/31 e la L.300/70 (quelle sconosciute ai responsabili Ctp) e svolgere il nostro lavoro è diventato davvero difficile in quanto ci rendiamo conto che in questa azienda l’incompetenza regna sovrana. Su questa questione non possiamo passarci sopra e attiveremo tutte le procedure previste, perché neanche in aziende con poche unità è previsto un tale trattamento che non da la possibilità al lavoratore di difendersi. Vorrei aprire un’altro capitolo, che riteniamo ancor più grave rispetto alle notizie che si rincorrono, le classiche voci di corridoio, che vedrebbe già un nuovo organigramma con passaggi parametrali senza una logica, senza concorsi e senza Job, priva di sistema meritocratico ma avanzamenti in un’ottica politico/sindacale, e con l’azienda ancora in attesa del parere in merito alle indicizzazioni e con uno stato di crisi ormai acclarato e più volte denunciato da questa organizzazione sindacale. Se tutto ciò fosse vero – conclude Monaco – sarebbe atto dovuto una denuncia alla Procura della Repubblica.

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