Avellino. Potrebbe esserci un’inchiesta bis su Autostrade e sulla gestione del sistema di sicurezza: è quanto è emerso stamane nel processo per la strage del bus in corso ad Avellino per la tragedia avvenuta sulla A16 Napoli- Canosa, dove il 28 luglio 2013 un pullman di pellegrini di ritorno da una gita tra Telese Terme e Pietrelcina abbattè le barriere del viadotto Acqualonga, nei pressi di Monteforte Irpino e precipitò da un’altezza di circa 25 metri. Il giudice del tribunale di Avellino Luigi Buono ha accolto la richiesta del pm Rosario Cantelmo di trasmissione di alcuni atti del processo. In particolare, secondo il procuratore della Repubblica di Avellino Cantelmo la perizia disposta dal giudice Buono ed esaminata nella precedente udienza conterrebbe una “notizia di reato”, soprattutto se messa in relazione ad alcuni verbali del consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia (Aspi) acquisiti durante le indagini e di alcune testimonianze rese durante il processo. Gli atti richiesti da Cantelmo saranno estratti e consegnati alla procura per le indagini, che potrebbero riguardare la progettazione, lo stato e la manutenzione delle barriere new jersey, che nell’incidente di Acqualonga avevano gli elementi di ancoraggio gravemente compromessi dalla ruggine. Oggi si è conclusa l’istruttoria dibattimentale, con le dichiarazioni spontanee di alcuni degli imputati, tutti dirigenti di Aspi. “Per il mio operato sono serenamente convinto di poter affrontare quello che il tribunale deciderà”, conclude le sue dichiarazioni spontanee il direttore Operation and Maintenance di Aspi, Paolo Berti, imputato come ex direttore del tronco dove si verificò l’incidente nel quale persero la vita 40 persone. Berti, imputato assieme all’amministratore delegato Giovanni Castellucci e ad altri 10 dirigenti di Autostrade, riferisce al giudice di aver considerato il tema della manutenzione anche sotto il profilo dell’organizzazione del personale. “C’è la possibilità di assuefazione al ruolo – spiega – e per questo operai un corposo turn over del personale per alternare i ruoli di controllo”. Anche per le verifiche sulle barriere, Berti ricorda che fino al 2012 non ci furono segnalazioni di problemi da parte delle ditte che avrebbero avuto tutto l’interesse a sostituire i new jersey in caso di anomalie. Una tesi sostenuta anche dal responsabile della struttura Barriere e Sicurezza di Aspi Marco Perna, che riferisce come nel solo 2011 sulle tratte di sue competenza furono sostituiti circa mille chilometri di barriere. Intervento di sostituzione che non avvenne per il viadotto Acqualonga, come chiarisce il responsabile della progettazione Massimo Fornaci. “Fu esclusa dalla riqualifica – dice – perchè giudicata di prestazione adeguata”. Alla luce delle nuove dichiarazioni spontanee, i pm Cantelmo e Cecilia Annecchini in giornata formuleranno le richieste solo per gli imputati Gennaro Lametta, proprietario del bus precipitato, e dei funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino accusati di aver falsificato la revisione del bus Volvo, che non rispettava i requisiti minimi per circolare e trasportare passeggeri.Il procuratore potra’ estrarre gli atti per procedere con una nuova inchiesta, e non sara’ necessario che il tribunale li trasmetta. Cosi’ nel dettaglio quanto disposto dal giudice del tribunale di Avellino rispetto alla richiesta del pm Rosario Cantelmo, per il quale alcuni atti del processo nei confronti dei vertici di Autostrade per l’Italia, due funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli e il proprietario del bus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’A16 Napoli-Canosa, contengono una notizia di reato. Non saranno quindi trasmessi gli atti, ma il pm potra’ procedere autonomamente. In particolare, la procura di Avellino intende ora verificare se le condizioni delle barriere autostradali riscontrate sul tratto irpino dove si verifico’ l’incidente in cui persero la vita 40 persone e altre 26 rimasero ferite, siano pressoche’ identiche per una carenza di manutenzione. Nella requisitoria appena avviata il pm Cecilia Annecchini, che sta ricostruendo le varie fasi dell’incidente e il grave stato di usura del bus precipitato dal viadotto il 28 luglio 2013, ricorda come uno dei consulenti di Aspi difendesse la scelta di non ispezionare i sistemi di ancoraggio delle barriere, i cosiddetti tirafondi, e di non procedere alla sostituzione poiche’ proprio i tirafondi sarebbero progettati per durare 80 anni. “Li metti e te li scordi”, riferisce il pm per sostenere come possano esserci state valutazioni superficiali proprio nella gestione della manutenzione. Elementi che potranno essere approfonditi in un’inchiesta specifica.
Strage del bus ad Avellino, inchiesta bis sulla sicurezza di Autostrade. Oggi le richieste dei pm
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