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Caso Domenico, negli atti il video della sala operatoria e mamma Patrizia incontra papa Leone

Tra i documenti acquisiti anche un video della sala operatoria e dialoghi tra sanitari che ricostruiscono i momenti precedenti all’apertura del contenitore con l’organo arrivato da Bolzano.





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La Procura di Napoli ha scoperto le carte dell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi. Con la discovery disposta ieri dagli inquirenti, gli atti sono stati resi accessibili agli indagati e alle parti offese, aprendo una nuova fase investigativa in una vicenda che, fin dall’inizio, ha suscitato forte attenzione pubblica e profonda partecipazione emotiva.

Tra gli elementi confluiti nel fascicolo, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa AGI che ha visionato uno dei filmati acquisiti dai carabinieri del NAS, figurerebbe un video girato in sala operatoria nei momenti cruciali dell’intervento. Le immagini, sempre secondo la ricostruzione contenuta negli atti, mostrerebbero il cuore del piccolo ancora pulsante dopo l’espianto, mentre dall’audio e dai dialoghi tra i presenti emergerebbe che il contenitore con l’organo del donatore, arrivato da Bolzano, non era stato ancora aperto.

La nuova fase dell’inchiesta

La decisione della Procura di rendere disponibili gli atti rappresenta un passaggio centrale dell’indagine coordinata dagli inquirenti napoletani. La discovery consente ora alle difese e alle parti offese di esaminare il materiale raccolto nel corso degli accertamenti, compresi video, documenti tecnici, relazioni e conversazioni acquisite durante l’attività investigativa svolta dai militari del NAS.

L’attenzione degli investigatori si concentra sulla sequenza operativa che ha accompagnato il delicato intervento eseguito al Monaldi e, in particolare, sulla gestione delle fasi precedenti all’impianto del cuore del donatore. Si tratta di verifiche che dovranno chiarire, in modo puntuale, tempi, procedure, eventuali criticità organizzative e responsabilità individuali, nel pieno rispetto del contraddittorio tra accusa e difesa.

Il video acquisito agli atti

Tra i materiali ora consultabili ci sarebbe, appunto, il filmato della sala operatoria. Stando a quanto emerge dalla ricostruzione giornalistica dell’agenzia, il video documenterebbe una fase in cui il cuore malato del piccolo era già stato espiantato e appoggiato su un tavolo operatorio. Contestualmente, dai colloqui registrati tra i sanitari presenti si comprenderebbe che non vi fosse ancora consapevolezza, in quel momento, delle condizioni in cui si trovava l’organo del donatore all’interno del box frigo.

Questo elemento, se confermato e valutato rilevante dagli inquirenti, potrebbe assumere un peso significativo nella ricostruzione complessiva della catena decisionale e organizzativa. Resta però essenziale distinguere tra contenuto degli atti, ipotesi investigative e accertamento definitivo dei fatti, che spetterà esclusivamente all’autorità giudiziaria e, se del caso, al successivo vaglio processuale.

I dialoghi tra i sanitari

Nei documenti oggetto di discovery figurerebbe anche un colloquio tra la cardiochirurga Gabriella Farina, iscritta nel registro degli indagati, e l’infermiere specializzato Francesco Farinaceo, anch’egli indagato. La conversazione sarebbe avvenuta dopo l’arrivo della dottoressa al Monaldi, al termine della fase di prelievo del cuore del donatore.
Secondo quanto riportato negli atti accessibili alle parti, i due parlerebbero del box da aprire.

L’infermiere porrebbe il problema della presa del contenitore, mentre la cardiochirurga risponderebbe: “Lo prendo io che sono sterile, vabbè comunque sta in un contenitore”. Anche in questo caso si tratta di un elemento inserito nel quadro investigativo e destinato a essere valutato insieme al resto del materiale raccolto.

Dalla tragedia all’indagine

La vicenda del piccolo Domenico aveva colpito profondamente l’opinione pubblica per l’età del bambino e per la complessità del percorso clinico affrontato. Dopo il decesso successivo al trapianto, la magistratura ha avviato accertamenti per verificare ogni passaggio della procedura sanitaria, dall’arrivo dell’organo del donatore alla sua conservazione, fino alle scelte compiute in sala operatoria.

Nel tempo l’inchiesta si è arricchita di acquisizioni documentali, accertamenti tecnici e testimonianze, con l’obiettivo di ricostruire in maniera rigorosa l’intera sequenza dei fatti. La discovery disposta ieri segna adesso un punto di svolta, perché consente a tutti i soggetti coinvolti di confrontarsi su un quadro probatorio più definito, pur ancora tutto da verificare nelle sedi competenti.

Cosa succede adesso

Dopo la discovery, la prossima fase sarà quella dell’analisi degli atti da parte degli avvocati difensori e dei legali delle parti offese. È presumibile che il materiale venga sottoposto a ulteriori valutazioni tecnico-scientifiche, soprattutto per ciò che riguarda il rispetto dei protocolli e la compatibilità tra i tempi operatori e le condizioni dell’organo destinato al trapianto.

L’inchiesta resta aperta e la posizione degli indagati è da considerarsi, allo stato, al vaglio della magistratura. L’obiettivo dichiarato degli accertamenti è fare piena luce su quanto avvenuto, accertando eventuali responsabilità senza anticipare giudizi che spettano solo al percorso giudiziario.

L’abbraccio nel Duomo tra mamma Patrizia e Papa Leone

Nel Duomo di Napoli, durante la visita odierna di Papa Leone, si è svolto un momento di particolare intensità emotiva con l’incontro tra il Pontefice e mamma Patrizia. Un passaggio seguito con attenzione dai presenti, che ha assunto un forte valore simbolico nel contesto della giornata pastorale nel capoluogo campano.

L’incontro, secondo una ricostruzione giornalistica in forma prudente e subordinata alla conferma delle fonti ufficiali, si sarebbe svolto in un clima di raccoglimento e partecipazione. Il Papa avrebbe rivolto parole di conforto e vicinanza, fermandosi con la donna per un breve colloquio nel cuore del Duomo, davanti a fedeli, autorità religiose e rappresentanti della comunità cittadina.

Un momento di forte impatto umano

La scena avrebbe colpito profondamente i presenti per il suo significato umano prima ancora che istituzionale. In una giornata già densa di appuntamenti, l’abbraccio tra mamma Patrizia e Papa Leone si sarebbe imposto come uno dei momenti più toccanti della visita, capace di concentrare attenzione, silenzio e commozione attorno a una vicenda personale diventata anche testimonianza pubblica.

La presenza del Pontefice nel Duomo si inserisce nel programma della visita pastorale in città, tra celebrazioni liturgiche, incontri con il clero e momenti dedicati ai fedeli. In questo quadro, il colloquio con mamma Patrizia avrebbe rappresentato un gesto di prossimità pastorale, in linea con il significato spirituale della tappa napoletana.

La reazione dei fedeli

Tra i presenti, il momento sarebbe stato vissuto con grande partecipazione. Molti avrebbero seguito in silenzio l’incontro, percependolo come uno dei passaggi più intensi della giornata. Un’immagine destinata a restare tra quelle simbolicamente più forti della visita di Papa Leone a Napoli.

In breve

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