

“Mi manda Felicetta”. Cosi’ si presentavano gli affiliati al clan Ligato colpiti questa mattina da una misura di custodia cautelare in carcere dopo un’indagine sulla cosca il cui boss, Raffaele, e’ dal 2015 in carcere, e che cercava di riconquistare l’egemonia nel territorio. La figlia del capoclan, Felicia, tra i 6 arrestati oggi, costituisce uno snodo fondamentale dell’inchiesta in quanto e’ emerso che la donna non aveva un ruolo marginale, non si limitava a incassare i soldi delle estorsioni e amministrarli, come accade in molti gruppi camorristici quando gli elementi di vertice maschili finiscono detenuti, bensi’ rappresentava un punto di riferimento per gli affiliati. La prova e’ che questi si presentavano ai commercianti e agli imprenditori per taglieggiarli non piu’ come clan Ligato ma dicendo appunto “mi manda Felicetta”. L’attivita’ investigativa dei carabinieri del Nucleo Operativo di Caserta e della compagnia di Capua ha mostrato anche come il gruppo, pur di imporsi di nuovo nell’area, utilizzava metodi violenti contro chi non rispettava le loro regole e imposizioni. Alcuni commercianti, infatti, sono stati anche malmenati. In un altro caso, invece, hanno completamente distrutto un bar il cui proprietario si era rifiutato di tenere le loro slot machine. Altri, invece, erano costretti per paura a prendere i loro gadget di cancelleria, anche con prezzi esorbitanti, pur non avendo alcuna attinenza con quello che vendevano nel loro negozio. In una lettera scritta dal boss Raffaele Ligato rinchiuso al 41 bis al figlio Antonio Raffaele, arrestato anche lui questa mattina, e’ chiaro pero’ l’affidamento a quest’ultimo della reggenza del clan sul territorio.
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