Ci vorranno almeno due anni per completare il restauro della splendida basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, completata nel 1960 sul modello della più famosa e grande Basilica di San Pietro a Roma.
Ma i lavori – complessi e difficili – partiranno il prossimo gennaio grazie al consistente contributo della Fondazione Grimaldi (dell’omonimo Gruppo Grimaldi Lines) che ha stanziato 440mila euro per il restauro della facciata che si può ammirare da vicino scendendo dalla collina di Capodimonte verso via Santa Teresa.
Tutti gli altri interventi previsti (copertura, cupola, facciate laterali e facciata posteriore) saranno distribuiti nell’arco dei mesi in fasi e lotti che saranno definiti a seconda delle disponibilità finanziarie per un costo totale dell’opera di restauro che arriverà a 2 milioni di euro.
A illustrare il progetto e la particolarità dell’intervento sono stati il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, l’ingegnere Carmine Gravino, capo dell’Ufficio tecnico della Curia, l’architetto Giovanni De Pasquale (cui sono affidati i lavori) e Luca Marciani, direttore della Fondazione Grimaldi.
L’opera di restauro, a cui il Cardinale Sepe tiene molto perché sia realizzata nel suo complesso, rientra tra le attività della Curia di Napoli a tutela dei beni architettonici di sua proprietà (molti templi cattolici sono di proprietà del Fec (Fondo edifici di Culto che fa capo al Viminale), al Demanio o al Comune di Napoli.
“Si tratta – è la riflessione dell’Arcivescovo – di un impegno a tutela dei doni che abbiamo ricevuto e siamo in dovere di tutelare e tramandare. Ma soprattutto di attività che permettano di testimoniare la Fede. Il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza – spiega l’ingegnere Gravino – verrà realizzato grazie alle risorse stanziate dalla Fondazione Grimaldi e con risorse della Curia derivanti dai fondi dell’8 per mille”.
Sarà un restauro “filologico e conservativo”, aggiunge l’architetto De Pasquale sottolineandone una particolarità: “anche se non si vede, la struttura è stata realizzata con ampio uso di calcestruzzo armato, uno dei primi esempi a Napoli. Quello usato all’epoca (fine anni ’50, ndr) non ha le stesse performance di quello usato oggi e necessita di interventi perché con il passare del tempo, le intemperie e l’inquinamento a cui è stato sottoposto si è verificata ossidazione del ferro”.
Dal canto suo Marciani della Fondazione Grimaldi, ricorda il forte legame tra la famiglia che guida il Gruppo d’armatori navali e la basilica. Legami antichi legati a una dei capostipiti, Amelia Lauro Grimaldi (sorella del comandante Achille Lauro e nonna dell’attuale generazione che guida il Gruppo) a cui è dedicata una lapide proprio nella basilica dell’Incoronata.
Marciani sottolinea poi l’impegno profuso dalla compagnia in una serie di interventi a favore del sociale a Napoli e preannuncia che presto ci sarà una sede stabile della Fondazione che si occuperà di queste attività.
Napoli, il Cardinale Sepe illustra il restauro della Basilica di Capodimonte
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